Testata

Conversazione con Davide Bonazzi




“Fake Friends”.

1

Marco Poli a.k.a. Bufalo + Astio :
1) Sul processo creativo delle stampe esposte al Fiorile+De Diseño [ 1 ].
Hai lavorato immediatamente a schermo, o hai prima eseguito uno schizzo su carta ?

Davide Bonazzi [ 2 ] :
ho fatto qualche bozzetto su carta, giusto per chiarirmi le idee sul soggetto. Poi sono passato direttamente a lavorare sullo schermo, senza scansionare gli schizzi.

2) E' la tua “procedura standard” ?
L'hai già usata per altre esecuzioni ?

db : sì, è la mia procedura standard da qualche anno, la uso perché mi agevola molto nel lavoro, mi permette di fare modifiche rapide e creare versioni diverse di uno stesso soggetto.

3) Pc o Mac ?

db : Mac.

4) Hai un ambiente-software di lavoro ( una suite ) prediletto, oppure usi vari programmi mono-funzione ?
E quali ?

db : diciamo che lavoro in digitale e basta, preferisco non dire quali programmi utilizzo.

b+a : ok ... segreto professionale.


5) Ho letto nelle tue tavole uno dei leit-motiv di questa città [ Bologna ] : l'età-media dei residenti “autoctoni” ch'è piuttosto alta, una “vita nella bolla” ovvero vissuta nell'individualismo edonistico ch'è poco o nulla sociale.
Nelle tue tavole, inoltre, m'è sembrata assente qualsiasi serendipità.
I due protagonisti hanno deciso un percorso ( tavola # 2 : Lui scruta la mappa ) che in gran parte è solitario, e quando vivono una contiguità fisica con altri esseri umani nell'unità di spazio ( la vediamo in 4 tavole ) questa appare meccanica ( funzionale ) oppure pregna d'indifferenza, ma mai emotiva.
Da qui, la mia personale sensazione di freddo, esplicitata nella mia recensione ignorante della mostra [ 3 ].

Quanto è stato volontario e razionale, l'affrontare questi temi nella serie esposta ?

db : ho cercato volontariamente di creare scene e ambienti che evocassero solitudine, pensando a Hopper, a David Hockney, ma senza un esplicito intento di critica sociale.
Mi interessava raccontare una mia impressione sul mondo degli anziani, una categoria che vive il paradosso di non avere più molto tempo davanti a sé, ma che sente il problema di dover riempire una giornata che rischia di diventare enormemente vuota e dilatata.
Così, ecco questo viaggio fatto un po' per sfuggire alla noia, senza una meta precisa, fatto di frammenti, di impressioni fugaci, di apparenti banalità.
Tuttavia direi che ho guardato ai due protagonisti con tenerezza, come fossero due personaggi di Fellini, un po' goffi e spaesati, senza mettere l'accento sull'aspetto tragico del loro viaggiare/vagare.

b+a : adoro “Nighthawks” di Hopper [ 4 ].
E riguardando una riproduzione a video, anche in quel quadro iconico della solitudine metropolitana c'è una coppia, assieme al barista e a uno sconosciuto.
Per quanto concerne David Hockney [ 5 ], trovo similitudini con i lavori sull'“american way of life” ( come “A Bigger Splash” ) e altri ritratti d'interno.
Ma Hockney, complessivamente, è decisamente più eclettico di Hopper, e tu hai un tratto molto pulito.

6) Hai sperimentato tecniche ( digitali o materiali ) come il collage, e altre ?

db : le ho sperimentate in passato, ma ora uso prevalentemente colori piatti che arricchisco con qualche “sporcatura” realizzata sempre in digitale.
Sì, Hockney è tutt'altra cosa per come dipinge.

7) Lavori come illustratore freelance per l'editoria. Hai anche committenti esteri ?
SE sì, hai verificato qualche differenza nella metodologia professionale dei committenti ?

db : sì ho clienti all'estero, USA e UK, paesi nei quali utilizzare illustrazioni concettuali per copertine di riviste o a commento di articoli editoriali è pratica più diffusa che in italia.
Differenze nella professionalità non direi, ci sono ottimi direttori creativi anche in italia, semmai il problema è la tendenza italiana a considerare ancora l'illustrazione un prodotto destinato ai bambini/ragazzi, cosa che non avviene all'estero.

b + a : capisco.
E' un problema che in Italia investe anche il settore del fumetto, e generi culturali rubricati SOLO come “prodotti per bambini”, ragazzini e adulti bambinoni ( penso, ad esempio, alla fantascienza ) ...
La tua, è l'ennesima conferma di questo trend.

7b) Questa differente scelta editoriale persiste da un pezzo.
Ricordo che quand'ero ragazzino ( 30 anni fa ) e azzardavo l'acquisto di riviste informatiche UK e USA per l'argomento e crescere di 1 bit il mio inglese, le copertine di quelle erano spesso illustrate con grafica concettuale.
O cmq. più “disinibite” e libere da schemi.
Oggi, mi viene in mente Wired ed. italiana, una eccezione nel panorama.
Eppure, l'Italia ha avuto maestri riconosciuti nel genere, che però - come in altri ambiti artistici - non è diventato “mainstream”.

Hai una tua spiegazione, per questo fenomeno ?

db : vado un po' a naso.
L'illustrazione concettuale su quotidiani e periodici è nata come una cosa tipicamente popolare, molto in voga nei paesi anglosassoni ( in fondo “spiegano”, illustrano il contenuto di un articolo attraverso l'immagine, quindi si rivolgono a un pubblico non colto e anzi semianalfabeta, come era quello americano di inizio novecento, molti popoli diversi che parlavano poco l'inglese ).
Il “tipico” quotidiano italiano ha mantenuto invece il legame con la vignetta di satira, che credo prese piede nelle riviste clandestine dell'800.
L'italia ha poi mantenuto un forte legame con le illustrazioni in altri campi, per esempio quelle di moda, di derivazione liberty.
Forse si può azzardare anche che il passato figurativo dell'italia, che come sappiamo è gigantesco, ha un po' inibito lo sviluppo di queste illustrazioni “pop” che aspirano ad andare oltre la satira e la decorazione della pagina.
In generale mi sembra che in italia ci sia stata poca contaminazione tra la cultura “alta”, ufficiale e quella bassa ( fumetti, illustrazioni, romanzi “di genere” ).

8) Tornando alla mostra allestita presso il Fiorile+De Diseño.
Mi hai detto che il lavoro di ricerca eseguito da Danilo Masotti sugli anziani bolognesi ( gli umarèll [ 6 ] ) è stato una fonte d'ispirazione.
Quando hai conosciuto gli umarèll, e Danilo ( che ha aperto la mostra ) ?

db : ho letto gli umarells tipo nel 2007 e mi divertì molto, poi grazie a facebook entrai in contatto con Masotti ( che mi mise nel temibile STANZONE ) e ci conoscemmo meglio.

b+a : AH ... il temibile STANZONE [ 7 ] !

9) In passato, hai esposto altre volte i tuoi lavori in spazi fisici ?
SE sì, che giudizio puoi dare di quelle esperienze ?

db : sì, ho fatto qualche esposizione, tutte belle esperienze ma molto “occasionali”.
Non mi considero un artista, quindi il mio lavoro si presta più per essere visto sulla carta stampata e sul web, piuttosto che in mostre vere e proprie.

10) Tornando al digitale : qual è stato il tuo primo computer ?

db : mi ricordo quando i miei comprarono un Pc compatibile IBM nei primi anni 90... non era molto “user friendly” per me che avevo 6 anni, c'era DOS e lo usavo perlopiù per i videogiochi ( come il mitico Prince of Persia ).
Invece il primo computer tutto mio è stato un Toshiba portatile del 2008, funziona ancora a meraviglia.

b+a : grazie.

( 2013/11/12 )

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7 commenti:

  1. Sì ...
    Ho il Pc #1 in riparazione.
    Purtroppo, è andato proprio nelle ore in cui m'arrivava il Pc #2, e non ho fatto in tempo a settare la nuova macchina.
    Al momento, su questa, non posso usufruire di tutte le funzioni personali.

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  2. Ho ripreso a sfogliare e a smanettare.
    E a fare cernita della roba più cremina che potrei pubblicare ... siccome il livello dei blog che frequento è abbastanza alto, devo stare all'altezza !

    ;)

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  3. @ Cooksappe : non male, l'area di ricerca che hai scelto di indagare !
    ( http://www.rv-beta.com/ ).

    ^_____^

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