Testata

TinEye




[ ... ]

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Ho già scritto un post sulla Ricerca inversa delle immagini nella rete estesa ( www ) con focus sullo strumento offerto da Google e un accenno ad una alternativa : [ 1 ].

Credo sia il caso di scrivere due note più accurate - ma sempre basiche cioè buone per l'utente novizio, non avvezzo a smanettare con disinvoltura sui componenti aggiuntivi per i browser - anche su quest'altro strumento utile e gratuito, a disposizione di ogni utente, e che talvolta risulta essere più accurato del concorrente firmato Big G.

TinEye [ 2 , 3 ] ( contrazione dell'inglese tiny eye cioè “occhio acuto” o “aguzzo” ) è un motore di ricerca delle immagini prodotto da Idée Inc. [ 4 ] e fruibile gratuitamente attraverso il sito della casa produttrice, oppure usando un add-on disponibile per i browser più usati.
{ la casa offre anche una serie di strumenti professionali a pagamento [ 5 ] rivolti alle aziende che hanno interesse a monitorare la rete estesa alla ricerca di ispirazioni e/o plagi dei propri marchi e prodotti ( vedi il TinEye Alerts che avvisa via-mail del rintracciamento di immagini uguali e/o simili a quelle indicate al codice ) }.





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Il sito [ 3 ] mostra nello spazio centrale una casella di ricerca e due bottoni :





L'uso è simile a quello del prodotto già spiegato nel mio post precedente sull'argomento ( il Google Reverse Image Search ), e sono possibili diverse modalità d'interazione con l'interfaccia utente :


1 - se l'immagine che si vuole comparare è on-line, è possibile copiare e incollare l'URL del nella casella di ricerca e cliccare sull'icona a forma di lente d'ingrandimento ( o premere il tasto Invio );


2 - se l'immagine è memorizzata nel proprio sistema personale ( dischi, cloud ... rete locale ) è possibile sceglierla usando la usuale finestra di navigazione del sistema operativo, dopo avere cliccato sull'icona a forma di freccia in su ( simbolo standard di upload );





3 - terza modalità d'uso, il trascinamento di una immagine dal desktop o altra finestra con il mouse, per poi lasciarla “cadere” nella casella di ricerca ( drag-n-drop ) sollevando l'indice dal tasto sinistro.

Quando l'immagine si trova sopra l'area di input appare in primo piano il tooltip “+ Copia” e, appena lasciato cadere, il file viene caricato sul server dell'azienda per poi essere processato e confrontato nel database acquisito dal crawler [ 6 ] ( un software che analizza i contenuti di una rete - o di un database - in un modo metodico e automatizzato ).

3

L'add-on ( altrimenti detto plugin ... estensione ... componente aggiuntivo [ 7 ] ) è disponibile per quasi tutti i principali programmi per la navigazione in rete, ed è scaricabile dal relativo store on-line o direttamente da un link sul sito di TinEye :


browser

Chrome

Firefox

IE

Opera

Safari



Dopo avere riavviato il programma, è già possibile eseguire i primi esercizi : bisogna puntare un'immagine all'interno di un sito con il mouse e cliccare con il tasto destro, quindi scegliere dal menu contestuale la voce Search image on TinEye ( che l'add-on su Firefox ha provvisto intelligentemente a sistemare immediatamente dopo Google Reverse Image Search nella sezione del menu dedicata alle immagini ) :





Si aprirà una nuova scheda ( oppure una nuova finestra, a seconda delle impostazioni date al browser ) e il sito del motore provvederà a mostrare i risultati ottenuti.

4

Un esempio pratico, che ho eseguito un paio di giorni fa.





Questa immagine è il ritaglio della pubblicità di un'automobile, ripresa da Luca Oleastri in un suo status su FB [ 8 ] - diciamo anzi che ha ispirato lo status - poi replicato qui sul mio blog [ 9 ].
Ma dopo avere sfogliato qualche pagina in Wikipedia sulle Pontiac degli anni '60, avevo qualche dubbio sul modello di automobile raffigurato.


...

Una Bonneville del '66 ?
 

...

Usando la Google Reverse Image Search non ho ricevuto informazioni significative, cioè non ho potuto risalire al poster originale e integrale, né ad un post dettagliato sul modello di Pontiac e ( all'incirca ) l'anno di produzione, il codice ha insistito sull'identità 1 : 1 dell'immagine da cercare, ha capito solo che si tratta di una pontiac vintage e mi ha consigliato un paio di album carini da sfogliare su Pinterest ( qui la pagina con i risultati : [ 10 ] ) :





Scegliendo Altre dimensioniVisivamente simili mi ha scaraventato nei risultati un botto di modelli Pontiac e di immagini diverse : [ 11 ].


...

La ricerca eseguita da TinEye è stata più accurata, e mi ha restituito con estrema precisione due documenti - sui  13.306 miliardi di immagini finora catalogate, così è dichiarato dal sito - che includono il ritaglio ( qui la pagina con i risultati : [ 12 ] ) :





Cliccando su Compare Match ( sotto le piccole riproduzioni ) si apre una finestra con l'anteprima dell'immagine rintracciata ( Image match ) e cliccando sul bottone Switch si passa a quella data in input al motore ( Your image ) :








E' così possibile verificare l'accuratezza della ricerca sul dettaglio, azione nella quale questo add-on si è rivelato abile, al contrario di quello Google.

Il secondo doumento rintracciato nel sito Vintage ad browser [ 13 ] è una scansione di buona qualità, e vi si legge con chiarezza : “Wide-Track Pontiac Catalina” in grassetto.
Da questo dato - Catalina - e cercando nel www è stato possibile attribuire anche un anno approssimativo ( 1967 ) al modello.

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12 commenti:

  1. Risposte
    1. Eh, sì.
      E' una bella comodità, la ricerca inversa delle immagini ... per capire la genitorialità di un'opera ... verificare se il profilo dell'utente con cui stiamo chattando da un po' è fakkato ... altro.

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    2. Tempo fa credo di avere detto che Google fa la stessa cosa, basta trascinare il file nel campo ricerca dopo avere selezionato immagini. La "genitorialità" non è sicura nemmeno per i figli, figurati per una immagine. Al massimo puoi vedere quante ricorrenze il software trova.

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    3. Sì ...
      ma, come mostrato nel paragrafo 4, Google non è stato capace di trovare il poster ( il documento integrale ) partendo dal dettaglio dato, TinEye sì.
      Google ha rintracciato un paio di pagine su Pinterest che il motore concorrente non ha rilevato ( ma sempre centrate sul ritaglio, e non davano ulteriori informazioni ) mentre TinEye ha fatto centro.
      ( non è una differenza da poco ).

      La genitorialità di un'immagine può essere rintracciata nei siti d'informazione generalista, nei social di creativi che dichiarano le proprie opere ( DeviantArt, Flickr, Myspace ... altri ), negli image bank ( Dreamstime, Fotolia, ShutterStock ... altri ) ... nei siti personali degli autori ...
      altrove, e in altro modo.

      Ad esempio.
      In questo blog, qualche settimana fa, è arrivato l'autore di un paio di foto di pallavoliste italiane e russe che avevo ri-pubblicato, che ha reclamato l'attribuzione dei suoi lavori.
      Ho dato una scorsa al suo blog Blogger e al suo portfolio su Flickr, ho visto le due foto attribuite all'anagrafico del fotografo, letto qualche riga su di lui, e ho provveduto ad attribuirle sul mio spazio ( ringraziando per la concessione d'uso ) : il suo [ commento ] che ha dato inizio a una cordiale conversazione.

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    4. Marco, pare che non ci sia via d'uscita rispetto alla continua ripetizione di cose che dovrebbero invece essere ormai note, assodate.

      Pare che ne tu ne il fotografo abbiate capito la natura degli strumenti che usate.

      Tempo fa una fotografia era un oggetto materiale, fisico. Consisteva in un supporto sopra il quale c'erano spalmate certe sostanze chimiche che cambiavano struttura se esposte alla luce e ad altre sostanze chimiche. Una fotografia era della stessa natura di una incisione fatta col bulino o di un bassorilievo.

      Si potevano creare delle copie ma chi possedeva il "negativo", cioè la matrice, si trovava nella stessa posizione di chi possedeva il "manoscritto" di un documento.

      Ad un certo punto si è pensato che, facendo passare la luce tramite opportuni meccanismi, si potesse memorizzare in "formato digitale" più o meno le stesse informazioni che costituiscono la immagine fotografica su supporto fisico.

      Questo introduce una frattura insanabile rispetto al "mondo di prima", infatti una volta che l'opera passa attraverso il meccanismo che la "digitalizza", perde qualsiasi "materialità", non solo ma, essendo il risultato di un certo insieme di dati, è uno delle infinite possibili combinazioni che si ottengono cambiando una parte variabile di questi dati con uno o più metodi matematici qualsiasi. Infatti noterai che il processo è bidirezionale, non solo una fotografia digitale viene "creata" facendo passare la "realtà" attraverso il meccanismo ma la "realtà" può essere generata facendo passare l'informazione digitale dal meccanismo nel senso inverso.

      Inoltre, se i dati che compongono la fotografia digitale o qualsiasi altra informazione vengono distribuiti all'interno di una rete, diventano ipso facto di tutti. E' un concetto simile a quello del replicatore di Star Trek, tranne la parte in cui l'oggetto si materializza. Quando una certa cosa si può replicare all'infinito e circola senza limiti topografici, il "possesso" è un concetto vuoto di significato.

      Certo, ci sono ancora delle differenze, per esempio puoi distribuire una immagine in bassa risoluzione cosi chi vuole farne un uso "professionale" deve chiederti quella in alta risoluzione. Oppure puoi introdurre nel blocco dati che costituisce l'immagine una "firma" (watermark). Ma queste cose non fanno la differenza rispetto al tuo esempio della foto pubblicata nel blog.

      Io trovo abbastanza patetico che uno ti dica che vuole il riconoscimento per una sua fotografia che tu hai preso dalla pagina X e hai messo nella pagina Y.

      Chiudo facendo una domanda ipotetica: mettiamo che tu faccia una foto, la metti nel blog. Io dico che mi appartiene. Tu come dimostri che è di tua proprietà?
      Resto in attesa.

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    5. Chiudo facendo una domanda ipotetica: mettiamo che tu faccia una foto, la metti nel blog. Io dico che mi appartiene. Tu come dimostri che è di tua proprietà?

      Ho l'originale.
      Cioè il negativo di una volta.
      Sul blog non è normale caricare immagini da decine di MB l'una ... non si fa, sul web si caricano riduzioni ( dimensione, formato ) talvolta manipolate con i software di foto-ritocco.

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    6. Quando una certa cosa si può replicare all'infinito e circola senza limiti topografici, il "possesso" è un concetto vuoto di significato.

      [ ... ]

      Io trovo abbastanza patetico che uno ti dica che vuole il riconoscimento per una sua fotografia che tu hai preso dalla pagina X e hai messo nella pagina Y.

      Il possesso di un bene digitale è altra cosa rispetto al possesso di un bene materiale ( e sono d'accordo con le tue note retrospettive, che sono corrette ), ma qui si discute di genitorialità del bene cioè del riconoscimento dell'impegno e della fatica ( poco, tanto ) di una persona nel produrre un bene.
      Che esso sia materiale o immateriale, sul piano morale ed etico ( che si fa comportamento ... anche qui nel www ) non cambia nulla : è giusto riconoscere il lavoro altrui.

      ===

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    7. Nessuno ti obbliga a CONDIVIDERE una risorsa ma una volta che l'hai condivisa, il dentifricio è uscito dal tubetto e non si può rimetterlo dentro.

      Con la morale e l'etica mi ci faccio un risciacquo agli zebedei, considerato che ci sono questioni molto più rilevanti.

      Aggiungo che costituire un file, qualsiasi cosa sia, non significa affatto "produrre un bene", infatti per produrre bisogna che il bene esista nel mondo fisico, che sia tangibile. Al massimo il file può essere una opera di ingegno, come una composizione musicale. Noterai che anche in questo caso l'avvento della trasformazione dallo spartito cartaceo al file ha fatto saltare per aria la nozione di "diritto d'autore", sia per quanto riguarda il riuso di una certa sequenza di suoni, sia per quanto riguarda la fruizione.

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    8. Aggiungo che costituire un file, qualsiasi cosa sia, non significa affatto "produrre un bene", infatti per produrre bisogna che il bene esista nel mondo fisico, che sia tangibile.

      Dissento.

      ...

      Per il resto, entrano in gioco morale ed etica : se questa parte di mondo ne è priva e nemmeno vede l'utilità pratica di queste due entità nell'interfacciamento tra gli esseri umani ... beh ... sta incassando quanto merita.

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    9. Produrre viene dal latino e significa "mettere davanti una cosa", come in "ecco questa è una mela". Se tu dici "ecco questa è il file che corrisponde alla fotografia della mela" devi produrre non il file ma tutto il macchinario che serve a interpretare il file nel modo che ti serve. Se un qualsiasi pezzo del macchinario non funziona, il file non si manifesta, se il pezzo funziona in maniera che si discosta dallo standard che preferisci, il file si manifesta in una maniera differente (es. colori falsati).

      Se poi io cambio un bit del file è diventato un altro file oppure è lo stesso di prima? Come confronti due immagini digitali, per corrispondenza esatta bit-per-bit oppure per il modo in cui li interpreti col macchinario (due file diversi possono avere un output apparentemente identico)?

      Morale ed etica possono esistere solo in forma di convenzione. Io e te ci mettiamo d'accordo sulle regole del gioco, cosa si può o non si può fare. Torno a dire, la digitalizzazione di una qualsiasi cosa implica che questa cosa è infinitamente riproducibile quindi non solo non ha valore ma non ha nemmeno senso attribuirgli una paternità.

      Alla fine stiamo discutendo della faccenda della brevettabilità delle cose contro la brevettabilità delle idee. Ad esempio, se io brevetto un programma che fa le addizioni, brevetto il codice riga per riga, oppure brevetto l'idea di un qualsiasi software che fa le addizioni? E se ci metto due campi per mettere i numeri e un bottone per avviare l'operazione brevetto quegli esatti oggetti oppure un modo qualsiasi per inserire i numeri e avviare l'operazione? Viceversa, se io compro il programma, di cosa divento proprietario? Del diritto di usarlo? O anche del diritto di copiarlo? Eccetera.

      A prescindere dalla retorica sulla morale, quello che succede nei fatti è quello che ho detto sopra. Non a caso tutto lo IT si sposta verso "software as service" e verso i dispositivi come terminale di servizi.

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    10. Michelangelo era pagato per produrre un affresco. L'affresco si costruiva stendendo l'intonaco, poi facendo lo schizzo e poi colorando in modo che l'intonaco assorbisse il colore. Michelangelo non era pagato per l'idea contenuta nell'affresco, se avesse detto "ecco Santità, su questo CD c'è il file con Dio che crea Adamo" il Papa gli avrebbe dato due soldini, cioè quello che prende uno che smanetta con Illustrator o analogo.

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    11. Per la fotografia, non voglio dire che qualsiasi pirla è capace di usare una macchina fotografica digitale ma siamo abbastanza vicini.

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