Testata

Tempo di Pellè





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Altro post-it che recupero dai mesi scorsi ( postato su FB il 12 luglio, nella pagina satirica Prugna [ 1 ] ) a proposito di “Pellè in Cina, allo Shandong Luneng: guadagnerà 38 milioni in 2 anni e mezzo” [ 2 ];

Graziano Pellè è un calciatore ( centravanti ) di medio valore, non un campione [ 3 ];
altro, non c'è da dire.

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8 commenti:

  1. Il sillogismo non funziona nel segmento "ti laurei".

    Per diverse ragioni.
    Primo, oggi sembra che bisogni necessariamente avere la "laurea" ma il mondo gira grazie agli elettricisti, gli idraulici, i carpentieri, i falegnami, eccetera. La visione del mondo dei "laureati" (poi spiego le virgolette) è quella del "terziario avanzato" per cui la cittadinanza dipende dalla scrivania in un ufficio, non importa se non si capisce che lavoro è, tanto non si capisce nemmeno il titolo della laurea. L'economia del "terziario avanzato" consiste in sostanza nel venderci a vicenda degli abbonamenti.

    Sopra ho scritto che non si capisce più il titolo di laurea. E' conseguenza delle "n" riforme a capocchia che invece di preoccuparsi della qualità delle competenze acquisite dagli studenti, cercano di collocare quanti più impiegati della Pubblica Amministrazione possibile. Quindi ecco che moltiplicando le nomenclature, moltiplichi i rami e i rametti in cui si suddivide il percorso scolastico.

    Le virgolette della "laurea". L'università italiana non ha mai funzionato, per via del fatto che è sempre stata una "baronia", una accademia nel senso deteriore, scollegata dal "mondo reale". In Italia non capita, come è uso all'estero, che si fondino aziende come "spin-off" di dipartimenti o progetti universitari. Capita casomai l'opposto, che ti spingano ad andare a cercare opportunità all'estero.

    La vera forza del sistema scolastico italiano fino a qualche tempo fa erano i licei, che arrivavano al limite delle lauree brevi degli altri paesi. L'hanno smantellato, riducendo tutto a quello che in passato erano gli "istituti tecnici".

    Il risultato è che i laureati italiani, sempre salvo eccezioni, non hanno la "cultura di base" che prima avevano come vantaggio di partenza e poi seguono un percorso universitario che non è collegato alla "economia reale", per cui la maggior parte non ha sbocchi professionali, se non tramite concorsi pubblici. Esistono addirittura lauree che sono concepite apposta per l'impiego nella Pubblica Amministrazione. Io sono laureato in Impiegato Pubblico (o dirigente, allo stato ancora peggio).

    Resti disoccupato. Questo concetto implica che il "lavoro" possa emanare dallo Stato oppure da una entità superiore. Come se esistesse un giacimento di "lavoro", da cui viene estratto e poi distribuito. E la "laurea" è una tessera annonaria per mettersi in fila e ottenere la razione di "lavoro". Quando in teoria dovrebbe essere l'esatto contrario, cioè che si studia per avere la capacità di CREARE il "lavoro", non semplicemente di consumarlo come prodotto di altri.

    Non è il divario di retribuzione con il calciatore che segna la decadenza dei tempi, è l'insieme dei dis-valori, una rappresentazione del mondo alla rovescia.

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    1. Primo, oggi sembra che bisogni necessariamente avere la "laurea" ma il mondo gira grazie agli elettricisti, gli idraulici, i carpentieri, i falegnami, eccetera.

      Beh ...
      stai scrivendo ad un ex-artigiano, quindi sfondi una porta aperta;
      però l'incremento del livello scolastico della popolazione dovrebbe essere uno scarto positivo quindi un valore positivo in sé ...
      qualcosa non ha funzionato, qualcosa dev'essere sistemato.

      L'economia del "terziario avanzato" consiste in sostanza nel venderci a vicenda degli abbonamenti.

      Sì, riducendo ai minimi termini è così;
      e questo sistema funziona finché ognuno vende-e-compra qualcosa agli/dagli altri ... ma il sistema s'è inceppato, nonostante abbia pompato l'economia 2.0 cioè l'economia dei beni immateriali che – nei propositi declamati dai servi ''professionisti'' dei mass media informativi ( e dovrò scrivere qualcosa sull'Informazione ) – avrebbe dovuto ''riempire i buchi'', pareggiare i conti e tenere insieme il tutto, ma ancóra non è così;
      come minimo, gli Amministratori del Sistema vogliono prima spezzettare le società umane occidentali fino all'Uomo-ghetto, cioè eseguire il downgrade economico e civile, prima di immergerci nel Matrix fin sopra i capelli ( e rischierai grosso, se ti muoverai in città senza un casco-VR regolamentare con te ).

      Sopra ho scritto che non si capisce più il titolo di laurea. E' conseguenza delle "n" riforme a capocchia che invece di preoccuparsi della qualità delle competenze acquisite dagli studenti, cercano di collocare quanti più impiegati della Pubblica Amministrazione possibile. Quindi ecco che moltiplicando le nomenclature, moltiplichi i rami e i rametti in cui si suddivide il percorso scolastico.

      Beh ... questa è Storia.

      L'università italiana non ha mai funzionato, per via del fatto che è sempre stata una "baronia", una accademia nel senso deteriore, scollegata dal "mondo reale".

      Qui tranci;
      diciamo che il collegamento con il mondo concreto al di fuori dell'Università non è stato organizzato sistematicamente, me è constato di legacci disordinati, talvolta immeritocratici.

      In Italia non capita, come è uso all'estero, che si fondino aziende come "spin-off" di dipartimenti o progetti universitari.

      Sicuro che davvero non si faccia, cioè 0% ?
      Dovrei controllare.

      La vera forza del sistema scolastico italiano fino a qualche tempo fa erano i licei, che arrivavano al limite delle lauree brevi degli altri paesi. L'hanno smantellato, riducendo tutto a quello che in passato erano gli "istituti tecnici".

      Concordo;
      invece di iniettare le abilità teorico-manuali nel corpo liceale, è stato fatto il contrario nel nome di un millantato ammodernamento e dell'adeguamento della scuola alla società, furbo escamotage dell'indorare l'imbarbarimento.

      Quando in teoria dovrebbe essere l'esatto contrario, cioè che si studia per avere la capacità di CREARE il "lavoro", non semplicemente di consumarlo come prodotto di altri.

      Nel Primo Mondo non c'è più bisogno di creare lavoro materiale, [ siamo saturi di beni materiali ] e la progressiva automazione ( come detto ) ha sottratto, sottrae e [ sottrarrà ] mansioni agli Homo;
      ci saranno sempre più opportunità e posti nel lavoro immateriale, perché diventerà prioritaria la costruzione di un grande silos colmo di liquido amniotico onirico ( la VR );
      resta da vedere se 0039 ed altri Paesi europei occidentali resteranno nel Primo Mondo.

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    2. Non è il divario di retribuzione con il calciatore che segna la decadenza dei tempi, è l'insieme dei dis-valori, una rappresentazione del mondo alla rovescia.

      Concordo;
      la satira di Prugna fa il paio con [ quella sul salario di Marchionne ], è, cioè, umorismo di quantità, di pancia ma comunque utile per iniziare una discussione ( come dimostrato dalla tua risposta ).

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    3. Bisogna capirsi. Ieri sera osservavo le ragazzine in mutande e canottiera in giro per le stradacce fetenti del mio comune.

      Ho pensato tre cose:
      1. non la scrivo, te la lascio immaginare
      2. le donne dichiarano di volere essere considerate "persone" e poi usano ogni strumento materiale ed immateriale per diventare oggetti
      3. le sopracitate ragazzine erano rivestite da capo a piedi, nelle poche aree coperte, di oggetti concepiti e fabbricati altrove. Dalle scarpe allo scemofono. Anche l'uso che fanno degli oggetti è concepito altrove. Non esiste nessuna specificità locale, invece delle stradacce del mio comune potrebbero essere stradacce di un qualsiasi altro posto.

      E qui veniamo al "lavoro". Il "lavoro" globalizzato è un concetto labile. Mentre l'idraulico che gira la rondella del cesso lo fa qui e ora, con una chiave e una rondella e un cesso che devono essere materialmente qui, connaturati al luogo, il "laureato" esiste in un meta-universo che non ha alcuna fisicità, se ha un lavoro, scompare quando entra e ricompare quando esce. La eventuale laurea italiana esiste nello stesso meta-universo di qualsiasi altra laurea di qualsiasi altro posto, dove la gente scompare e riappare. Quindi, se esistevano delle "qualità", ce le siamo giocate, esattamente come per il sugo di pomodoro o la pizza o che ne so. Il laureato italiano vale quanto il sugo italiano, cioè zero, perché è indistinguibile dal sugo (industriale) vietnamita o peruviano.

      La deriva verso la "uniformazione" di ogni aspetto del vivere NON E' CAUSALE ma è pianificata ed eseguita.

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    4. 2. le donne dichiarano di volere essere considerate "persone" e poi usano ogni strumento materiale ed immateriale per diventare oggetti

      Uhm ...
      io, più che oggetti direi che, in senso contrario, così diventano epicentro dell'attenzione maschile fisiologica e mentale, quindi tengono il gioco in mano;
      chiaro che se quelle che hai visto sono ragazzine ( cioè femmine di età piuttosto giovane ) impareranno nel breve futuro a giocare la partita dalla posizione di superiorità che segnano già ora, forse in modo ancóra inconsapevole, seguendo le mode al punto 3.

      E qui veniamo al "lavoro". Il "lavoro" globalizzato è un concetto labile. Mentre l'idraulico che gira la rondella del cesso lo fa qui e ora, con una chiave e una rondella e un cesso che devono essere materialmente qui [ ... ].

      Pensa a quando l'idraulico lavorerà da remoto, producendo la rondella e/o la guarnizione con la stampante 3D domestica e usando le braccia ( progressivamente più abili ) del [ robot domestico ] per eseguire la riparazione.

      La deriva verso la "uniformazione" di ogni aspetto del vivere NON E' CAUSALE ma è pianificata ed eseguita.

      Comunque, capisco il tuo ragionamento sulla smaterializzazione delle entità lavoro, competenze, lavoratore in atto, e concordo sulla realtà della pianificazione;
      la stessa promozione della periferica stampante 3D – citata da me in uno scenario che non è molto lontano da noi – è un'ulteriore smaterializzazione, quella della fabbrica cioè del luogo di produzione su larga scala, che viene sminuzzato, atomizzato in tante postazioni di produzione quante saranno le case ...

      Progresso ?
      Regresso ?

      Altresì, i robot domestici cancelleranno altre mansioni umane ( = altre abilità ) ed altre figure di lavoratori umani ...
      solo nel Primo Mondo da cui 0039 si sta staccando ?
      Credo che sarà così, con un vasto Secondo Mondo uniformato, pezzente, da cui attingere esseri umani alla bisogna, per qualunque necessità ed in qualunque momento gli abitanti del Primo Mondo lo riterranno necessario.

      ===

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    5. Ma ti viene mai un dubbio che quello che scrivi non abbia nessuna attinenza col mondo reale, intendo con le leggi della fisica?

      Per esempio, diciamo che la rondella dell'idraulico non sia fatta di mollica di pane ma di acciaio inox. Serve un macchinario in grado di fondere il metallo a circa 1400 gradi, un serbatoio, una pompa, un circuito e un ugello, un piano d'appoggio che non solo resistano alle temperature in questione ma che siano anche refrigerati per evitare che la macchina sfondi il tavolo, il pavimento e sprofondi nel terreno. Invece di moltiplicare la complicazione di fabbricare l'acciaio in casa di ogni idraulico, conviene fabbrichare le rondelle a parte e poi distribuirle agli idraulici.

      Oh signore.

      Riguardo le donne come oggetto, ancora, non ci capiamo per via dalla tua incredibile semplicità di pensiero. Se tu sbatti la patata in faccia a chi ti sa attorno, difficilmente lo fai perché vuoi discutere dell'essere e del divenire. Non è questione di "potere", non hai nessun potere quando la "merce" è ovunque e quindi ha valore zero.

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    6. Lorenzo, io uso proiezioni sul futuro seguendo i trend attuali ( = imposti dal Sistema );
      vanno benissimo le tue precisazioni, ma non è che tutto quello che scrivo dev'essere preso come un estratto dalla mitica Encyclopædia Britannica ( “mitica” almeno qualche tempo fa ) ...

      Se tu sbatti la patata in faccia a chi ti sa attorno, difficilmente lo fai perché vuoi discutere dell'essere e del divenire.

      E' una presa di posizione, mettere in chiaro i ruoli di chi possiede l'oggetto del desiderio e di chi lo desidera;
      la "merce" è ovunque e quindi ha valore zero è un'espressione vergata a tavolino, falsa;
      a posteriore della suddetta dichiarazione si può aggiungere che non a tutti vanno bene tutte.

      ===

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    7. Aggiungo.
      C'è un altro modo per produrre oggetti in scala ridotta ( per numero di pezzi e dimensione ), ed è lo scolpire un blocchetto di materiale;
      magari con il laser;
      vidi un sistema desktop di questo tipo, che constava di un pc IBM e un laser, in una fiera dedicata all'elettronica ... 30 anni fa, con un compagno del liceo.

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