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Dati personali


Cosa intendiamo per dati personali?

Sono dati personali le informazioni che identificano o rendono identificabile una persona fisica e che possono fornire dettagli sulle sue caratteristiche, le sue abitudini, il suo stile di vita, le sue relazioni personali, il suo stato di salute, la sua situazione economica, ecc..

Particolarmente importanti sono:

● i dati identificativi: quelli che permettono l'identificazione diretta, come i dati anagrafici (ad esempio: nome e cognome), le immagini, ecc.;

● i dati sensibili: quelli che possono rivelare l'origine razziale ed etnica, le convinzioni religiose, filosofiche o di altro genere, le opinioni politiche, l'adesione a partiti, sindacati, associazioni od organizzazioni a carattere religioso, filosofico, politico o sindacale, lo stato di salute e la vita sessuale;

● i dati giudiziari: quelli che possono rivelare l'esistenza di determinati provvedimenti giudiziari soggetti ad iscrizione nel casellario giudiziale (ad esempio, i provvedimenti penali di condanna definitivi, la liberazione condizionale, il divieto od obbligo di soggiorno, le misure alternative alla detenzione) o la qualità di imputato o di indagato.

Con l'evoluzione delle nuove tecnologie, altri dati personali hanno assunto un ruolo significativo, come quelli relativi alle comunicazioni elettroniche (via Internet o telefono) e quelli che consentono la geolocalizzazione, fornendo informazioni sui luoghi frequentati e sugli spostamenti.

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Garante per la protezione dei dati personali

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Come girare le viti al proprio lessico.

L'amico-FB Alessandro Carini mi ha fatto notare un errore [ 1 ] nel post precedente [ 2 ] ovvero l'errata sinonimia tra “dati personali” e “dati sensibili” – che sono, come leggete sopra, una sotto-categoria dei primi – e mi ha consigliato il link alla scheda divulgativa del Garante [ 3 ].
La protezione dei dati personali è normata dal Decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196 [ 4 , 5 ].

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3 commenti:

  1. Una delle conseguenze del marketing è la "banalizzazione" della tecnologia di modo che la gente si senta a suo agio anche senza saperne nulla. Ma l'apparenza e la realtà sono due cose distinte.

    Cominciamo dal principio: ogni gadget elettronico a sopra diversi strati di software, scritto e inserito da attori differenti. L'utente finale, che adopera il gadget, ha poco o nessun controllo sulle funzioni di questo software che non siano ovvie e che non richiedano la sua autorizzazione.

    Significa che quando Mario compra uno scemofono, ci trova sopra un firmware di cui non sa niente e che controlla tutte le componenti dell'aggeggio e ci trova sopra un S.O. di cui non sa niente tranne quello che il S.O. gli mostra e ci trova sopra un tot di "applicazioni" di cui ancora non sa niente. Dato che lo scemofono è sigillato, nel 99.99% dei casi se lo vuoi adoperare lo devi fare alle condizioni decise DA ALTRI. Condizioni che includono robetta come l'identificativo univoco, l'accesso remoto, la attivazione o disattivazione di funzioni hardware e software, la localizzazione, il passaggio da certi "cancelli", eccetera.

    Poi con il gadget elettronico ci si collega ad Internet. Pronti via, il provider decide i termini della connessione, non solo da un punto di vista "meccanico", cioè le modalità di erogazione del servizio ma anche riguardo alla sorveglianza, lettura, registrazione di tutto il traffico che passa dai propri impianti.

    Poi ci sono tutti gli "n" nodi che si devono attraversare per accedere ad un certo contenuto, ognuno dei quali ha una certa visibilità sul traffico e sulle connessioni.

    Infine si raggiunge il server di una certa azienda, facciamo Google e ci si registra come "utente Mario, password Pippo". Da li in poi Google vede e registra tutto quello che facciamo trasversalmente sui suoi server, tipo scrivere qui, guardare un video su Youtube, mandare una email a Ciccio con GMail, aprire una sessione Hangout con Luigi, eccetera.

    Esistono anche vari modi con cui il sito tal-dei-tali identifica l'utente e ricava informazioni sia sulla sua "configurazione" che sulle sue "abitudini", tipo "da che sito arriva prima di questo".

    Non si tratta del TIPO di informazioni ma della loro quantità, correlazione tra di loro e associazione ad un identificativo univoco, ovvero la PROFILAZIONE dell'utente. Qui ignoriamo le conseguenze dell'accesso remoto che sono dirette ed assolute.

    La profilazione dell'utente serve per manipolarlo, la cosa più innocua è proporre pubblicità "mirata", per esempio io guardo video Youtube sulla Sardegna, Google mi propone pubblicità di viaggi, alberghi e villaggi vacanza in Sardegna.

    Si può complicare all'infinito fino alla agenzia di spionaggio/controspionaggio che interferisce con dirigenti d'azienda, politici, magistrati, eccetera. Faccio un esempio banale: l'elettronica dell'auto potrebbe rivelare facilmente a tua moglie che Martedi non eri a Pavia per lavoro ma eri a Novara dall'amante. Figurarsi quando si possono mettere insieme tutte le informazioni prese da tutti i gadget e sopratutto da quelli dove spippoli tutto il giorno.

    Ergo, il discorso della "privacy" non ha più nessun senso, i buoi sono scappati dalla stalla cent'anni fa.

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    1. Se poi parliamo del "condizionamento" degli elettori, sempre non considerando l'accesso remoto, fintanto che votiamo con la matita si tratta solo di propaganda.

      La propaganda una volta la facevi col ciclostile e le bastonate, adesso la fai con i "media", che non sono certo Facebook, sono TUTTI i "media", giornali, Web, TV, radio, cinema.

      Mi domando che problema possa rappresentare la profilazione degli elettori tramite Facebook rispetto alla insegnante Antifa di cui celebre caso di cronaca.

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    2. Ovvero, prendiamo un caso concreto: subito prima delle elezioni i "media" hanno scatenato l'allarme della "rinascita nazifascista", i centri sociali hanno spalancato i portoni per fare uscire i nuovi partigiani che però si sono trovati da soli, perché la gente ha simpaticamente ignorato tutta la vicenda.

      Non è Facebook che mi può convincere che la mia bicicletta me l'abbia rubata un nazifascista, specie se so che c'è un certo posto vicino casa dove c'è un deposito di bici rubate gestito dai "profughi climatici".

      Che marea di stupidaggini.

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