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ISR→PSE/3 – La Diaspora




Mappa della diaspora ebraica, via Reddit [3].



Archivio

di Marco Poli


Eseguite come risposte alle rivolte agite contro l'autorità imperiale, la campagna repressiva culminata nella distruzione del secondo tempio di Gerusalemme [1] e della città ad opera dei Romani nel 70 d. C. ( imperatori Vespasiano e Tito ), e il massacro di 3 milioni di ebrei nel periodo tra il 115 e il 118 d.C., e tra il 132 e il 135 d. C. ( imperatori Traiano e Adriano )[2], causarono la dispersione del popolo ebraico sopravvissuto nelle province dell'Impero : la diaspora per antonomasia [3].

Tuttavia, già nel II secolo a. C. era attestata la presenza di una comunità ebraica a Roma [4].

Del secondo tempio è rimasto in piedi il Muro Occidentale detto comunemente Muro del Pianto [5], il luogo più sacro per gli ebrei di tutto il mondo.

2

La personalità dell'imperatore Tito ha intrigato l'amico Maurizio De Paola [6][7], di cui allego un commento [8]:


La delizia del genere umano e la "Terra Santa"

L'Imperatore Tito era figlio di Vespasiano. Generoso e amabile, il padre lo considerava un po' troppo scrupoloso e "legalista" per governare un Impero come quello romano. L'etica e la morale erano le sue guide e non esitava ad affrontare l'augusto padre a muso duro quando si inventava qualcosa che andava contro i suoi principi, come la famosa tassa sui cessi pubblici (a cui il Vespasiano rispose con la celebre frase "pecunia non olet").
Pretendeva che la giustizia venisse amministrata con tutte le garanzie possibili per la difesa e che nessuna persona venisse condannata senza prove certe. Detestava l'arroganza dei patrizi e le angherie che perpetravano sulla povera gente. Durante il suo breve principato (79-81 d.C) non venne eseguita nessuna condanna a morte perché si rifiutò di controfirmarle tutte.
Svetonio lo definì "la delizia del genere umano" e pure un repubblicano arrabbiato come Tacito non poté fare a meno di ammirarne la saggezza e la moderazione.

Nel 70 d.C (823 a.u.c.) Vespasiano decise di mandarlo in Giudea a sedare l'ennesima rivolta e a fare pratica di comando, ben sapendo che da quelle parti avrebbero messo a dura prova il suo carattere tollerante e per niente incline alle violenze gratuite.
Non si sa esattamente cosa accadde che provocò in lui una tale (e temporanea) trasformazione psicologica. Si sa solo che nei primi tempi cercò il dialogo e la conciliazione. Poi, passò alla Storia come quello che distrusse definitamente il Tempio di Gerusalemme e disperse le popolazioni ebraiche (e non solo) nel resto dell'Impero, non lasciando in piedi pietra su pietra e tornandosene a Roma il prima possibile.

Insomma, la "Terra Santa" era talmente santa da essere riuscita a far girare le palle pure alla "delizia del genere umano".
Figuriamoci oggi, dove non c'è più nessuno che abbia la sua pazienza.

Maurizio De Paola

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Note

[1] : vedi ''Successione di Templi secondo i resti archeologici'' in ''Tempio di Gerusalemme'', AA. VV., Wikipedia, [ https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Tempio_di_Gerusalemme&oldid=134416576#Successione_di_Templi_secondo_i_resti_archeologici ];
vedi : ''File:(Venice) La distruzione del tempio di Gerusalemme -Francesco Hayez - gallerie Accademia Venice.jpg'', Wikimedia Commons, pubblico dominio, [ https://commons.wikimedia.org/wiki/Image:(Venice)_La_distruzione_del_tempio_di_Gerusalemme_-Francesco_Hayez_-_gallerie_Accademia_Venice.jpg?uselang=it ].
[2] : ''La più estesa insurrezione del popolo ebraico. La rivolta della diaspora'', Fabrizio Lusani, Il Chiasmo, Treccani, [ https://www.treccani.it/magazine/chiasmo/storia_e_filosofia/Liberta/CSB_Dispora.html ].
[3] : ''diaspora'', Enciclopedia on line, Treccani, [ https://www.treccani.it/enciclopedia/diaspora ];
vedi : ''Map of the original Jewish diaspora'', MapPorn, Reddit, [ https://www.reddit.com/r/MapPorn/comments/17941ei/map_of_the_original_jewish_diaspora/ ];
copia salvata nell'Internet Archive il 26 ottobre 2023, [ https://web.archive.org/web/20231026132403/https://www.reddit.com/r/MapPorn/comments/17941ei/map_of_the_original_jewish_diaspora/ ].
[4] : ''Western Wall'', AA. VV., Wikipedia, { ENG }, [ https://en.wikipedia.org/w/index.php?title=Western_Wall&oldid=1182277078 ];
la scheda in lingua italiana non cita le fonti : [ https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Muro_Occidentale&oldid=136177386 ].
[5] : ''#8 Ebrei della diaspora nei primi secoli dell’Impero: le tracce archeologiche (Elsa Laurenzi)'', UniGregoriana, YouTube, 23 settembre 2022, [ https://www.youtube.com/watch?v=ymBkQcj0leM ].
[6] : Maurizio De Paola, Facebook, [ https://www.facebook.com/mauriziodepaolaxxx ];
Wikipedia : [ https://it.wikipedia.org/wiki/Maurizio_De_Paola ];
copia salvata nell'Internet Archive il 5 febbraio 2024, [ https://web.archive.org/web/20240205133455/https://it.wikipedia.org/wiki/Maurizio_De_Paola ].
[7] : Ambrosia Libri, [ https://www.ambrosialibri.it/ ];
Facebook : [ https://www.facebook.com/AmbrosiaLibri/ ].
[8] : post, Maurizio De Paola, Facebook, 30 ottobre 2023, [ https://www.facebook.com/mauriziodepaolaxxx/posts/10232212161674907 ].

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{ prima pubblicazione del post su VK, il 29 ottobre 2023 [9]; su FB : [10] }.

[ ... ]

RE – 9 agosto 378 ...




Copertina dell'edizione economica Laterza.


[ ... ]

1

Contrariamente al saggio dell'affabile prof. Alessandro Barbero da me bruscamente recensito [1], in questo “9 agosto 378. Il giorno dei barbari” (Economica Laterza; prima edizione 2005) la sovrastruttura narrativa è assolutamente preponderante, mentre le note – nemmeno indicizzate nel testo principale con gli usuali numerini apicali tra parentesi quadrate – sono raccolte nell'appendice “Consigli di lettura”.
Il risultato di tale impostazione è un testo leggero e scorrevole, adatto ad un pubblico allargato, che, dopo alcuni capitoli introduttivi alla situazione geopolitica del rapporto tra Impero Romano e barbari, ed in particolare alla relazione particolare con i Goti nell'area danubiana, incede negli eventi della Guerra Romano-gotica del 376-382 d. C. [2] fino alla determinante Battaglia di Adrianopoli [3][4].
Una disfatta che, come viene spiegato nella tesi dello storico, non sarebbe stata solamente figlia di alcune scelte scellerate dei comandanti sul campo (che pure ci sono state), ma il risultato di una sequenza di azioni fallate dalla corruzione e dalla superbia personale dei principali attori romani, dal conte Lupicino all'imperatore d'Oriente Valente.
Il risultato finale è un evento che lascerà tracce pesanti nelle prassi romane, un giro-di-vite dell'ammaloramento di un'entità statale vasta, problematica da organizzare efficientemente, e già viziata dalla corruzione.

2

Dovendo scegliere un episodio da riportare in riassunto, credo che la mass-immigrazione disastrosa delle masse gotiche in fuga dalle brutali tribù nomadi centro-asiatiche sia cruciale.
Già da generazioni, nell'Impero venivano eseguite l'importazione e l'assimilazione di genti barbare per supplire alla necessità di braccia per il lavoro dei campi, talvolta alla ripopolazione di zone abbandonate a causa di epidemie e/o guerre, e alla leva di giovani soldati da istruire e inquadrare nell'esercito. Ma tale processo era organizzato e graduale, e portava benefici all'economia e alla struttura complessiva.
Nella seconda metà del IV secolo d. C., però, quando la pressione violenta esercitata dall'orda nomade unna si fa più forte sul popolo oramai semi-stanziale dei Goti – da generazioni in rapporti sempre più stretti con Roma, e una parte di loro è già stata cristianizzata al tempo degli eventi – le richieste d'ingresso nell'impero diventano numerose, e una moltitudine di migliaia di profughi si accampa sulla sponda opposta del Danubio.
Essendo l'imperatore lontano migliaia di chilometri – ad Antiochia, impegnato a preparare l'ennesima guerra contro i persiani sassanidi, vera ossessione degli augusti orientali – gli amministratori locali rimangono senza ordini precisi per svariate settimane, e non agiscono, nonostante la massa di persone sull'altra riva cresca di giorno in giorno e chieda di entrare.
Quando giunge finalmente l'ordine di accogliere i profughi e di provvedere al loro ricollocamento all'interno e secondo le necessità produttive, i generali romani, e in primo piano il famigerato conte Lupicino ch'era il comandante di zona, si dilettano nell'arte della depredazione e della mazzetta: saltano gli usuali controlli, dietro un pagamento in oro od altri beni i barbari entrano in gran numero e riescono persino a portare con sé le proprie armi anziché lasciarle ai soldati romani di confine (come di prassi), quindi vengono ammucchiati in “campi profughi” ante litteram nei quali, tuttavia, le condizioni igieniche sono pessime e le razioni di cibo scarse (i comandanti lucrano persino sulla sbobba data ai barbari).
Questo andazzo prosegue per settimane, cosicchè i comandanti romani possano lucrare fino all'ultimo soldo sulla pelle degli immigrati, che talvolta devono persino cedere i propri figli come schiavi per ottenere qualche pasto, e, in generale, sono assai esasperati dal trattamento ricevuto.
Da qui, inizia a maturare un sentimento fortemente avverso, che dopo altri errori organizzativi di ordine pratico sfocerà in una rivolta estesa a tutta la regione, cui si uniranno per afflato etnico alcuni goti precedentemente inseriti nella società romana, e schiavi d'altra origine etnica.
Dopo alcune battaglie disastrose, il confronto cruciale sarà quello combattuto nei pressi di Adrianopoli con i più esperti e validi soldati romani d'Oriente, che sarà ingaggiato dall'imperatore senza aspettare i rinforzi guidati dal nipote e imperatore d'Occidente Graziano: per merito dell'astuzia del capo gotico Fritigerno e della cavalleria costituita da alcune tribù unne ed alane giunte a supporto, sarà decretata la disfatta dell'esercito romano.

Dopo Adrianopoli, il rapporto di forza tra Roma ed i barbari si sposterà a vantaggio netto dei secondi, che saranno introdotti nella società romana senza più l'opportuna gradualità dei secoli precedenti, e, nell'esercito, addirittura meglio pagati – sebbene mercenari – dei soldati regolari. L'alba della mercenarizzazione delle truppe italiche che, purtroppo, sarà una piaga costante per parecchi secoli.

RE – Barbari ...




Copertina dell'edizione GEDI del 2021.


1

“Barbari. Immigrati, profughi, deportati nell'impero romano” – primo paragrafo dell'introduzione : [1] – è un testo stopposo, faticoso, tremulo e definitivamente frustrante.
L'autore, il noto prof. Alessandro Barbero, è un personaggio simpatico e capace di intelaiare conferenze e video trattando in modo semplificato qualsiasi argomento storico – vedi, ad esempio : [2][3] ... – ma in questo saggio del 2006 ha fallito ( in modo che definirei irritante ) la fase dell'approfondimento pur avendo a disposizione, nell'edizione che ho acquistato in edicola, ben 331 pagine. Nonostante il lodevole proposito enunciato nelle righe introduttive, abbiamo una lista della spesa di notizie sintetiche accuratamente referenziate – diamogliene atto, le note sono l'unica parte del libro che a mio parere ottiene la sufficienza – estenuanti l'attenzione del lettore, che meccanicamente rimarcano n volte gli stessi concetti basilari oppure vengono etichettate con giudizi trancianti come “improbabile”, “esagerata” e simili, ma senza spiegare esaustivamente il motivo di tali opinioni ( oppure dilungandosi con pignoleria degna di una nota a piè pagina piuttosto che di una menzione nel testo principale ) né riportare brani dai testi originali con traduzione a lato, a beneficio di una immersione nel periodo ( giusto brevissimi virgolettati intercalati nel testo ). La sensazione di nausea, dinanzi tale pedanteria frammentaria e discorsivamente degna di un atto notarile più volte rimaneggiato, si fa marcata già a partire dai primi capitoli.
Il saggio manca completamente di cartine geopolitiche, schemi delle battaglie più importanti, mappe dei siti archeologici, schede dedicate alla cultura delle popolazioni barbariche citate ( usi, costumi, religione ... ), timeline comparative, brani originali ed altro : apparati fondamentali nel definire gli spazi, le azioni, e le caratteristiche etniche di popolazioni che per secoli interagirono con l'Impero Romano, talvolta ne entrarono a far parte oppure stipularono accordi, talvolta si romanizzarono completamente ed altre rigettarono l'integrazione per tornare al confronto frontale, infine esiziale per l'immensa struttura statale. In altre parole, il confine fisico ed amministrativo tra la romanità e l'alterità ad essa venne definito e ridefinito molteplici volte, a discrezione degli uomini agenti un Potere inizialmente a favore dei nostri avi, e dopo quasi quattro secoli ribaltato dagli altri.
Sarebbe stato enormemente più proficuo l'esaminare in modo approfondito uno o due casi emblematici per ogni capitolo, elencando gli altri in una tabella al termine di ogni sezione.
V'era, insomma, cospicuo materiale utile a ordire una narrazione storiograficamente ferrata ED avvincente anche per il lettore non professionista del settore, utile a comprendere i rapporti tra Romani e barbari, nonché il delicato passaggio tra l'Antichità classica e il Medioevo ... ma la missione è stata malamente fallita dall'autore. E non credo che un testo siffatto possa essere utile in qualche modo agli storiografi professionisti, i quali molto probabilmente hanno già visionato le opere citate prima di dare una scorsa al saggio recensito. Detto questo, non si comprende l'utilità di tale progetto, se non quella di fare cassa grazie alla popolarità acquisita dall'autore in altri media.