Testata

Il vento fa il suo giro




«Qui vivevano ebrei, musulmani, eretici, cattolici ... vivevano assieme.
La cultura d'oc ad un certo punto l'hanno quasi ammazzata ... sai perché ?»
«Perché ?»
«Perché era gente tollerante.»
«A me la parola “tolleranza” non piace;
se tu devi tollerare qualcuno, non c'è il senso di uguaglianza.
Io credo che la violenza nasce dalla repressione degli impulsi sessuali, e questo si è trasformato in Potere ... e una società basata sulla frustrazione degli altri ... la frustrazione ... la frustrazione fa nascere il più basso dei sentimenti : un uomo represso, prima o dopo, si vuole vendicare.»

{ dialogo dal film }


La storia racconta del tentativo di inserimento in una comunità montana di un neorurale, Philippe, ex professore francese.

Philippe, già dedicatosi alla pastorizia sui Pirenei francesi, è alla ricerca di una nuova sistemazione per la sua famiglia, dato che nel luogo in cui vive è in costruzione una centrale nucleare. Dopo aver cercato casa da altre parti, come in Svizzera e in Valle d'Aosta, nel fare ritorno in Francia si ritrova per caso nella Valle Maira, nel (fittizio) paesino di Chersogno, ormai spopolato e abitato quasi unicamente da anziani, visto che il resto degli abitanti raggiunge il piccolo borgo montano soltanto per trascorrervi le vacanze nei mesi estivi [ ... ].

[ Wikipedia ]


1

Bel dialogo su tolleranza | regime e repressione sessuale ... dal film “Il vento fa il suo giro” ( 2005 ) [ 1 , 2 ] di Giorgio Diritti : bolognese di origine istriana, autore di corti e del più noto “L' uomo che verrà” ( 2009 ) [ 3 ] sulla strage di Marzabotto [ 4 ].
Pellicole multilingue di storie montanare ( valli occitane [ 5 ] e appennino tosco-emiliano ).

{ consigliato da Alessandra Cocchi su FB }.


2

La difficoltà d'inserimento di individui esogeni ( in questo caso è la famiglia di Philippe, un soggetto individualista ) in una piccola comunità chiusa, che ha stabilito e lubrificato nel corso del tempo meccanismi di comportamento corale ed ostruzionistico alle novità, mi ricorda la dinamica in due fasi del villaggio di “Dogville” ( 2003 ) di Lars Von Trier [ 6 , 7 ].

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3 commenti:

  1. E' una delle mie pellicole preferite, per quanto amara nelle sue conclusioni.

    Perché tollerare quando si può non tollerare?
    Evitare di creare il problema è più intelligente che tollerarne le conseguenze.

    Pensare che i problemi di integrazione siano dovuti alla repressione sessuale è, eufemisticamente, naif.
    Esiste un senso del territorio e un'etologia di difesa del territorio in tutti gli animali superiori.
    Chi avvoca il contrario per gli homo è un pazzo, un demente (infatti, uno di quelli non so se furbastri o criminali che inquinano la_gggente con la catechesi panmixista, sostituzionista, i sinistrati al caviale che fanno gli accoglientisti con la vita degli altri).

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    1. Beh ...
      però ti ricordo la repressione sessuale in molte società islamiche ( repressione sessuale come strumento di Potere, di sadico controllo delle masse ), e i prodotti culturali derivati [ di cui si discute molto in questi giorni ];
      stigmate culturali che non sono compatibili con la nostra civiltà, come tardivamente - dopo avere lasciato fondare tanti Molenbeekistan in terra europea - asserisce il Primo Ministro francese Valls.

      Perché tollerare quando si può non tollerare?
      Evitare di creare il problema è più intelligente che tollerarne le conseguenze.


      Eh ...
      lo puoi fare in un ambiente a bassa densità umana in cui c'è abbastanza spazio vitale attorno a tutti, come quel paesino disabitato d'inverno;
      ma giù in città, sono continui compromessi.

      ===

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    2. * anzi, pure in quel paesino, Philippe ha avuto grossi e terminali problemi.

      ===

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