Testata

E' così stata soppressa la Sua posizione lavorativa


Licenziato dal robot

LA LETTERA
L'azienda gli scrive: una macchina al suo posto. Addio al lavoro dopo 30 anni


La motivazione del licenziamento è la seguente. Lei è addetto al posizionamento delle paint cap ossia dei tappini provvisori sui fusti prima del processo di verniciatura degli stessi. La nostra società, in seguito a una riorganizzazione aziendale e ottimizzazione dei processi produttivi, in data 23 febbraio 2018 ha installato una macchina, denominata Paint Cap Applicator, che svolge in automatico il medesimo lavoro sino ad oggi da Lei svolto. E' così stata soppressa la Sua posizione lavorativa.

Abbiamo valutato la possibilità di assegnarLe altre mansioni, anche di livello inferiore, riconducibili alla Sua professionalità e comunque a Lei utilmente affidabili. Purtroppo non è stata reperita alcuna posizione lavorativa vacante, essendo tutti i posti già occupati da altri dipendenti.

Abbiamo avviato la procedura per la risoluzione del rapporto di lavoro avanti alla Direzione Territoriale del Lavoro ai fini dell'esperimento del tentativo di conciliazione. L'incontro avvenuto in data 29.03.2018 ha avuto esito negativo.

Il licenziamento ha dunque effetto a far data dal 16.03.2018.

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Monica Autunno
MELZO (Milano)

UNA MACCHINA che svolge esattamente il suo lavoro, all'azienda non serve più: licenziato dopo 30 anni operaio disabile. Al suo posto un robot che non prende stipendio, non rischia infortuni e non ha neppure una famiglia da mantenere. L'uomo, Osmu Labib, originario del Marocco, ha 61 anni e una mano in meno, la destra. Gli rimase sotto una pressa il 6 marzo 1991, nella stessa azienda dalla quale ora viene allontanato, la Grief Italia srl; una ditta che produce taniche e contenitori a Melzo, nel Milanese, e che nell'aprile scorso, via missiva e senza nessun tipo di preavviso, gli ha dato il benservito.

LA LETTERA che ha distrutto la serenità di Osmu, in Italia da quasi quarant'anni, sposato e con figli, parla di licenziamento per giustificato motivo, e per questo senza obbligo di preavviso. Tutto molto semplice. In fabbrica il marocchino era da molti anni assegnato all'attività di posa di tappi sui recipienti prodotti, prima del processo ultimo di verniciatura. Una mansione semplice, ma adatta alle sue condizioni fisiche.

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«Staffetta uomo-macchina inarrestabile»
L'esperto dell'Ocse: «Saliranno le diseguaglianze ma si creeranno altri impieghi»


di ELENA COMELLI
PARIGI


LA ROBOTIZZAZIONE di alcune funzioni all'interno delle fabbriche è un processo inarrestabile, ma i posti di lavoro che si perderanno da una parte potranno essere recuperati dall'altra, secondo Stefano Scarpetta, direttore del dipartimento Occupazione, Lavoro e Politiche sociali dell'Ocse di Parigi.

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Le perdite di posti di lavoro verranno compensate dalla nascita di nuove funzioni?

«Al momento è difficile dirlo, ma ritengo che semmai ci sarà bisogno di più gente di prima. Il punto è che assisteremo a un aumento delle disuguaglianze. Per un altro 30% dei lavoratori, infatti, il lavoro cambierà in maniera consistente e si allargherà inevitabilmente il gap fra chi avrà le competenze giuste o avrà un'età adatta per evolversi, starà nel Paese giusto o nella regione giusta, rispetto a tutti gli altri che rischiano di restare indietro».

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QN, prima pagina e pagg. 8 – 9, 25 maggio 2018


1

“Giusta causa” ?

Arriva un Paint Cap Applicator – ho abbreviato in PCA – in fabbrica e un essere umano perde un reddito decente per sé e la sua famiglia, totalizzato con 30 anni di onesto lavoro.
La colpa non è del robot : esso non porta con sé un peccato originale ( tranne per coloro che considerano la riproduzione del corpo umano un sacrilegio ), non è il robot che licenzia ( come suggerito nell'occhiello figurato del pezzo riportato sopra ) ma il Padrone che esegue la sua brava parte di massacro sociale.
La selezione sociale corroborata dalla progressiva automatizzazione delle linee di produzione non guarda in faccia a nessuno, “italiano” nativo della penisola oppure cittadino importato da altrove, ogni sacrificio umano è lecito – “giusta causa”.
Tutto può avvenire senza la minima resistenza da parte degli “italiani”, che si azzuffano per l'accoglienza dei migranti – che certamente nello schema attuale incidono negativamente sulla disponibilità e qualità del lavoro – ma non ragionano sul contenitore, il modello economico che è in decrepitezza conclamata e sta macellando la gente.
Il burocrate dell'OCSE di Parigi spara il solito e ben conosciuto spot pro-globalizzazione e tecno-fideista, racconta balle sfacciate sull'occupazione – “ritengo che semmai ci sarà bisogno di più gente di prima” – ed è costretto dall'evidenza stringente del fatto di cronaca a dire una parte della verità – “Per un altro 30% dei lavoratori, infatti, il lavoro cambierà in maniera consistente e si allargherà inevitabilmente il gap fra chi avrà le competenze giuste o avrà un'età adatta per evolversi, starà nel Paese giusto o nella regione giusta, rispetto a tutti gli altri che rischiano di restare indietro”, che è una parafrasi edulcorata di “parecchi milioni di lavoratori verranno buttati in mezzo alla strada”.

2

E il sindacato ?


Melzo, operaio disabile licenziato e sostituito da robot: la resa del sindacato

La Fiom: ora c’è soltanto il giudice. E tra gli avvocati è allarme: no alla guerra macchina-uomo

di MONICA AUTUNNO

Melzo (Milano), 26 maggio 2018 - Un robot al posto dell’operaio? «Un caso che sta giustamente facendo scalpore – sottolinea Roberta Turi, segretario della Fiom milanese –. Ma uno dei tanti, non so dire quanti, che vediamo ogni giorno. La tecnologia in fabbrica sicuramente è un fattore, ma la verità è che un lavoratore ha meno tutele». Nel caso specifico di Osmu Labib, l’operaio marocchino di 61 anni privo della mano destra, licenziato senza preavviso dalla multinazionale Greif a Melzo e sostituito nelle sue mansioni da una macchina automatica, il sindacato ha esaurito il suo compito con il tentativo di conciliazione: «Abbiamo gestito la vicenda e assistito il lavoratore nella fase negoziale – sottolinea –. Sindacalmente non c’è altro che si possa fare e il lavoratore si è giustamente rivolto all’avvocato». La procedura, «quella classica di licenziamento per giustificato motivo. La posizione in azienda che non c’è più, un’offerta economica rifiutata, il licenziamento. Solo qualche anno fa ci sarebbero stati forse passaggi ulteriori, delle vie intermedie. Oggi siamo messi così – conclude Roberta Turi –. Il tutto aggravato dalla tipologia del lavoratore, un soggetto oltremodo fragile per l’invalidità, un anello debole».

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il Giorno – Milano


Per “passaggi ulteriori” s'intendono cassa integrazione, pre-pensionamento ... eccetera ... in altri tempi, a mettere una pezza a queste situazioni di sofferenza ci pensava lo Stato.
Siccome lo Stato non può più spendere questi soldi, vediamo che la coperta dei Diritti è molto corta e al lavoratore licenziato non resta che tentare l'azione legale personale contro la Greif Italia s.r.l. divisione della multi-nazionale Greif [ 1 ].
Davide contro Golia [ 2 ].
Non ci sono stati scioperi e manifestazioni di solidarietà a Osmu Labib da parte dei lavoratori – tale azione avrebbe anche avuto una migliore grancassa mediatica, siccome la vittima non è un nativo di questa terra ma è un immigrato da altro continente – perché l'azione sindacale collettiva non esiste praticamente più, ognuno ha pensato e pensa per sé e, a testa bassa, spera che al prossimo incremento di tecnologia non tocchi a lui.

Menefreghismo totale.

06 – 15

In data odierna non mi risulta che la vicenda abbia avuto un qualsivoglia sviluppo, in senso positivo ( che l'operaio sia stato re-integrato nell'azienda ) oppure negativo ( conferma del barbaro licenziamento ).

Il fattaccio è letteralmente sparito dalle testate giornalistiche, non più utile dopo il clamore del momento : non si dica che non c'è lavoro per una moltitudine e men che meno per un essere umano di cui veniamo a conoscere la storia personale.
Soprattutto, non si dica che non c'è lavoro nemmeno per i migranti economici aka “rifugiati”.

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6 commenti:

  1. Le persone se ne fregano fino a che il problema non capita a loro. Non c'è rispetto per il lavoro! I primi nemici gli uni agli altri sono i lavoratori stessi.

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  2. Una macchina che fa il lavoro delle persone è un vantaggio, perché non è il lavoro a nobilitare l'uomo (ché, anzi, lo riduce in forme più o meno edulcorate di schiavitù) è il reddito. Il problema non è dunque l'esistenza della macchina, bensì la destinazione dei proventi che derivano dal lavoro di quella macchina.

    P.S. Anche le macchine hanno un costo, non è detta che siano poi sempre così convenienti -- non è che l'azienda ha ricevuto o riceve qualche sovvenzione dallo Stato per gli investimenti in innovazione messi in atto? Chi sa farlo, approfondisca, che è un punto interessante.

    P.P.S.S. "L'azienda" ha un corpo dirigente costituito da persone in carne ed ossa che prendono le loro decisioni. Sarebbe anche buona pratica cominciare a associare i nomi di quelle persone alle azioni di questo tipo. Citare solo il nome della multinazionale è una forma di "astrazione" che ha come effetto la mitigazione, almeno a livello d'immagine, delle responsabilità dirette (almeno quelle morali) delle persone che decidono.

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  3. Egoisticamente, ha ragione Sara. Se il problema non ci tocca, restiamo assenti, indifferenti. Ma tra un po' sarà problema comune, e forse, allora, ci si ribellerà. Di nuovo.

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  4. Io cerco SEMPRE di favorire, per quanto possibile, l'economia etica, locale, che dia lavoro agli italiani.
    Come raccontavo, avevo ex colleghi comunistoidi che blateravano di sostegno alle rivendicazioni dei lavoratori in lotta alla Amazon di Piacenza e poi compravano, da tale azienda di un ultracapitalista forze anche miliardario statunitense, anche la zia perché costa un paio di euri di meno che nella bottega in via Cavour.
    E' chiaro che se l'unica considerazione che viene fatta, si arriva poi al fatto che una macchina costa di meno, non rompe in caso di straordinari, etc. e permette un prodotto a costo minore.
    Mah, a me questa involuzione non piace per nulla ma mi rendo conto che la massa dei consumisti fa di tutto per andare proprio in tale direzione.

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    1. > E' chiaro che se l'unica considerazione che viene fatta,

      -> E' chiaro che se l'unica considerazione che viene fatta è quella del prezzo più basso possibile, della comodità poltronesca, etc.

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  5. C'è solo una verità basilare: la "globalizzazione" è necessariamente distruttiva per le società.

    Nel caso delle società dei "Paesi emergenti" distrugge tradizioni e modi di vita in cambio di un aumento del benessere materiale.

    Nel caso delle società dei "Paesi avanzati" distrugge tradizioni e modi di vita in cambio della separazione dell'individuo da tutto quello che lo circonda, quindi del massimo narcisismo. E' una roulette russa da cui pochi escono Lapo Elkann e la maggior parte ricade, ripercorrendo i secoli all'indietro, nel caso precedente del "Paese emergente".

    Solo la distorsione delle menti causata dal lavaggio del cervello può fare in modo che il "progressista" associ "progresso" a "globalizzazione".

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