Testata

PCA


Licenziato dal robot

LA LETTERA
L'azienda gli scrive: una macchina al suo posto. Addio al lavoro dopo 30 anni


La motivazione del licenziamento è la seguente. Lei è addetto al posizionamento delle paint cap ossia dei tappini provvisori sui fusti prima del processo di verniciatura degli stessi. La nostra società, in seguito a una riorganizzazione aziendale e ottimizzazione dei processi produttivi, in data 23 febbraio 2018 ha installato una macchina, denominata Paint Cap Applicator, che svolge in automatico il medesimo lavoro sino ad oggi da Lei svolto. E' così stata soppressa la Sua posizione lavorativa.

Abbiamo valutato la possibilità di assegnarLe altre mansioni, anche di livello inferiore, riconducibili alla Sua professionalità e comunque a Lei utilmente affidabili. Purtroppo non è stata reperita alcuna posizione lavorativa vacante, essendo tutti i posti già occupati da altri dipendenti.

Abbiamo avviato la procedura per la risoluzione del rapporto di lavoro avanti alla Direzione Territoriale del Lavoro ai fini dell'esperimento del tentativo di conciliazione. L'incontro avvenuto in data 29.03.2018 ha avuto esito negativo.

Il licenziamento ha dunque effetto a far data dal 16.03.2018.

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Monica Autunno
MELZO (Milano)

UNA MACCHINA che svolge esattamente il suo lavoro, all'azienda non serve più: licenziato dopo 30 anni operaio disabile. Al suo posto un robot che non prende stipendio, non rischia infortuni e non ha neppure una famiglia da mantenere. L'uomo, Osmu Labib, originario del Marocco, ha 61 anni e una mano in meno, la destra. Gli rimase sotto una pressa il 6 marzo 1991, nella stessa azienda dalla quale ora viene allontanato, la Grief Italia srl; una ditta che produce taniche e contenitori a Melzo, nel Milanese, e che nell'aprile scorso, via missiva e senza nessun tipo di preavviso, gli ha dato il benservito.

LA LETTERA che ha distrutto la serenità di Osmu, in Italia da quasi quarant'anni, sposato e con figli, parla di licenziamento per giustificato motivo, e per questo senza obbligo di preavviso. Tutto molto semplice. In fabbrica il marocchino era da molti anni assegnato all'attività di posa di tappi sui recipienti prodotti, prima del processo ultimo di verniciatura. Una mansione semplice, ma adatta alle sue condizioni fisiche.

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«Staffetta uomo-macchina inarrestabile»
L'esperto dell'Ocse: «Saliranno le diseguaglianze ma si creeranno altri impieghi»


di ELENA COMELLI
PARIGI


LA ROBOTIZZAZIONE di alcune funzioni all'interno delle fabbriche è un processo inarrestabile, ma i posti di lavoro che si perderanno da una parte potranno essere recuperati dall'altra, secondo Stefano Scarpetta, direttore del dipartimento Occupazione, Lavoro e Politiche sociali dell'Ocse di Parigi.

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Le perdite di posti di lavoro verranno compensate dalla nascita di nuove funzioni?

«Al momento è difficile dirlo, ma ritengo che semmai ci sarà bisogno di più gente di prima. Il punto è che assisteremo a un aumento delle disuguaglianze. Per un altro 30% dei lavoratori, infatti, il lavoro cambierà in maniera consistente e si allargherà inevitabilmente il gap fra chi avrà le competenze giuste o avrà un'età adatta per evolversi, starà nel Paese giusto o nella regione giusta, rispetto a tutti gli altri che rischiano di restare indietro».

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QN, prima pagina e pagg. 8 – 9, 25 maggio 2018


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“Giusta causa” ?

Arriva un Paint Cap Applicator – ho abbreviato in PCA – in fabbrica e un essere umano perde un reddito decente per sé e la sua famiglia, totalizzato con 30 anni di onesto lavoro.
La colpa non è del robot : esso non porta con sé un peccato originale ( tranne per coloro che considerano la riproduzione del corpo umano un sacrilegio ), non è il robot che licenzia ( come suggerito nell'occhiello figurato del pezzo riportato sopra ) ma il Padrone che esegue la sua brava parte di massacro sociale.
La selezione sociale corroborata dalla progressiva automatizzazione delle linee di produzione non guarda in faccia a nessuno, “italiano” nativo della penisola oppure cittadino importato da altrove, ogni sacrificio umano è lecito – “giusta causa”.
Tutto può avvenire senza la minima resistenza da parte degli “italiani”, che si azzuffano per l'accoglienza dei migranti – che certamente nello schema attuale incidono negativamente sulla disponibilità e qualità del lavoro – ma non ragionano sul contenitore, il modello economico che è in decrepitezza conclamata e sta macellando la gente.
Il burocrate dell'OCSE di Parigi spara il solito e ben conosciuto spot pro-globalizzazione e tecno-fideista, racconta balle sfacciate sull'occupazione – “ritengo che semmai ci sarà bisogno di più gente di prima” – ed è costretto dall'evidenza stringente del fatto di cronaca a dire una parte della verità – “Per un altro 30% dei lavoratori, infatti, il lavoro cambierà in maniera consistente e si allargherà inevitabilmente il gap fra chi avrà le competenze giuste o avrà un'età adatta per evolversi, starà nel Paese giusto o nella regione giusta, rispetto a tutti gli altri che rischiano di restare indietro”, che è una parafrasi edulcorata di “parecchi milioni di lavoratori verranno buttati in mezzo alla strada”.

629


629 persone ostaggio di Salvini

Il ministro chiude tutti i porti e ordina alla nave della ong che ha salvato centinaia di migranti di andare a Malta
La Valletta replica: non spetta a noi. L'Aquarius: a bordo 11 bambini e 7 donne incinte, c'è cibo solo per 3 giorni


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la Repubblica, 11 giugno 2018, prima pagina


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Sghignazzo di gusto, leggendo talvolta il fogliaccio di De Benedetti e Scalfari. E mi basta poco.

Menzogna # 1 : “629 persone ostaggio di Salvini”, in Realtà non possono essere “ostaggi” perché respinti; poi, il blocco di un flusso immigratorio clandestino è il semplice dovere del Ministro degli Interni di un Paese appena decente.

Menzogna # 2 : “ong che ha salvato centinaia di migranti”, in Realtà sappiamo che il carico dei clandestini è concertato [ 1 , 2 ... ] e mascherato da “emergenza umanitaria”, un vero e proprio servizio di traghettamento criminale, lubrificato da parecchi anni.

Pathos per le casalinghe annoiate : “a bordo 11 bambini e 7 donne incinte” ... ma su 629 persone, la maggior parte maschi giovani, forti, e abili allo sfruttamento padronale. Peraltro, come diceva Leb66 su Faccialibro [ 3 ] : SE questi scappassero davvero da fame e guerra lasciando indietro i bambini e le donne incinte, i veri mostri sarebbero loro.


E siamo solo al titolo.


LOve




La copertina.


E' un destino eroico ciò che sta avendo il mio ultimo libro, “LOve. Discorso generale sull’amore” (La nave di Teseo), subito bollato come il racconto di un “erotomane, collezionista compulsivo di relazioni sessuali” (sic) su "la Repubblica", quasi che il suo autore sia da mettere all'indice morale rispetto all'autentica rispettabilità della scrittura e del vivere quotidiani, e ancora, sempre dal medesimo foglio, destinato, sappiamo, ai ceti medi riflessivi, connotato come luogo colmo di “volgarità”; su questa strada, si è resa necessaria la mia decisione, dopo uno scontro con il signor Michele Serra e il signor Marino Sinibaldi, di chiedere la cancellazione dei file audio dall'archivio di Radiotre, altro caposaldo della miseria immaginativa cosiddetta progressista. Evidentemente, l'informazione culturale “di sinistra” del nostro paese mi reputa osceno, impresentabile, ed è questo, va da sé, un immenso e incalcolabile titolo di merito, un titolo ulteriore, ma anche la prova evidente di una subcultura segnata dal devastante moralismo piccino-borghese e conformista in nome di una "vocazione maggioritaria" rivolta alla conquista del consenso più acefalo. Senza volerlo, hanno fatto di me un eroe e di "LOve" un diamante. Spero lo leggiate per comprendere in quali abissi culturali dimora il paese della lettura presidiato da un ceto intellettuale che ha consegnato alla destra il monopolio della disinvoltura, ossia una sinistra gretta e devastata dal moralismo e dall'impotenza sessuale. Solo gli ottusi hanno timore, come sempre affermo, di pronunciare parole quali "sborra" , "bocchino", "inculata", quasi si debba vigilare in modo poliziesco sul linguaggio stesso. Grazie di avermi fatto comprendere d'essere assai più libero di quanto già ritenessi.
Fulvio Abbate


1

Così.

Leggo ed apprezzo da anni Fulvio Abbate [ 1 ] intellettuale libero ed elegante che scrive libri, contribuisce a trasmissioni televisive e radiofoniche, e gestisce un proprio canale YouTube [ 2 ], ed apprendo che il suo ultimo libro – “LOve. Discorso generale sull’amore” ( La nave di Teseo ) – è stato, ça va sans dire, stroncato da “la Repubblica”.
E' l'ennesimo episodio di un perenne conflitto conflitto con la casta piddina [ 3 , 4 , 5 ... ] che include pure uno scazzo con l'intellettuale organico al Potere Michele Serra il quale, preso di mira dalla satira di Abbate qualche settimana fa [ 6 ] con istinto riflesso di chi un tempo fu “comunista”, ha risposto con la più feroce delle accuse : “Sei un fascista” [ 7 ].
Espressione usata a cazzo, come succede il 99% delle volte in cui viene tirata fuori da personaggi pubblici oppure sconosciuti, in un Paese che ha smarrito Memoria e capacità di costruzione del Futuro, ma si compiace della propria abilità nel divorare il Presente e, sfinito nell'azione oppure semplicemente e naturalmente esauritosi fino alla demenza, desidera fortemente lo stato ideale che ho chiamato Stanza di Luce [ 8 ] e ci monderà dal Male liofilizzandoci alla condizione di punto, senza più possibilità di ritorno ad una forma più complessa.

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Ira e Bugie




Il pezzo di Michele Serra, su la Repubblica del 20 aprile 2018.


IL BULLISMO IN ITALIA: COMPORTAMENTI OFFENSIVI E VIOLENTI TRA I GIOVANISSIMI

Anno 2014

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Hanno subìto ripetutamente comportamenti offensivi, non rispettosi e/o violenti più i ragazzi 11-13enni (22,5%) che gli adolescenti 14-17enni (17,9%); più le femmine (20,9%) che i maschi (18,8%). Tra gli studenti delle superiori, i liceali sono in testa (19,4%); seguono gli studenti degli istituti professionali (18,1%) e quelli degli istituti tecnici (16%).

ISTAT


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Ancóra un recupero da aprile, ch'è stato un mese davvero intenso di pezzulli da ricordare a beneficio della memoria.

Questa è l'ennesima Amaca famigerata di Michele Serra [ 1 ] che devo commentare sul mio blog.
Innanzitutto, SE quanto scritto dall'ex-giullare di “Cuore” fosse vero, lui stesso avrebbe dovuto iniziare l'articolo con un'autocritica, per sé e per il partitone cui è filologicamente organico ( il PCI → PD ) che storicamente e fino all'ultima trasformazione di cui i risultati sono oggi chiari [ 2 ] si è occupato della classe bassa.
Il pezzullo narrerebbe quindi un evidente, epocale e disastroso fallimento di un'attività politica pluri-generazionale.

Ma è vero, quello che scrive Serra ?


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Uno, nessuno e Di Maio

Mattia Feltri

Di Maio 1: «Il Movimento è nato in reazione al Pd, al loro modo di fare politica. E oggi offre uno stile nuovo». Di Maio 2: «Il Pd ha un’idea perversa del concetto di democrazia». Di Maio 3: «Il Pd è un partito di miserabili che vogliono soltanto la poltrona». Di Maio 4: «Il Pd si fa pagare da Mafia Capitale». Di Maio 5: «Il Pd profana la democrazia». Di Maio 6. «Nel Pd hanno una questione morale grande come tutto il Pd». Di Maio 7. «Nel Pd sono ladri di democrazia». Di Maio 8: «Il Pd è il simbolo del voto di scambio e del malaffare». Di Maio 9: «Nel Pd ci sono gli assassini politici della mia terra, sono criminali politici». Di Maio 10: «Il Pd fa politiche che favoriscono i mafiosi». [ ... ] Di Maio 23: «Il nostro primo interlocutore è il Pd con l’attuale segretario e con le persone che in questi anni hanno lavorato bene».

La Stampa, 6 aprile 2018


1

Menefrego del mercato rionale in corso d'opera tra i partiti politici, per spartirsi il Potere in un possibile ma non certo nuovo Governo “italiano” che non metterà certo in discussione il paradigma economico installato e non più funzionale, e, credo, nemmeno darà qualche contentino agli elettori ( che, nel caso arrivasse, sarà un placebo inutile ).

Riporto un altro post-it da aprile che è un repertorio magistralmente redatto : la sintesi di uno dei motivi per cui recarsi ai seggi per votare, nella “Italia”, è perfettamente inutile.

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50.000


Caso maestre diplomate: duemila subito escluse dalle graduatorie per il ruolo

E' uscito il parere dell'Avvocatura sulla sentenza del Consiglio di Stato: non avrà effetto immediato su tutti, ma solo sui ricorrenti. Sindacati e Miur: "Ora soluzione politica". Anief annuncia lo sciopero della fame

di ILARIA VENTURI

Era atteso da mesi il parere dell’Avvocatura sull'intricata vicenda delle maestre con il diploma magistrale conseguito prima del 2001-2002 che una sentenza del Consiglio di Stato, riunito in seduta plenaria a dicembre scorso, aveva escluso dalle graduatorie ad esaurimento (Gae), ovvero dal canale per l'accesso al ruolo. Il verdetto su come regolarsi di fronte a tale pronunciamento è arrivato: ha effetto immediato soltanto per i circa duemila docenti ricorrenti. Questi saranno dunque subito esclusi dalle Gae e dovranno passare alle graduatorie di Istituto, perdendo così il diritto alla cattedra fissa. In tutti gli altri casi - spiega in una nota il ministero - bisognerà attendere le rispettive sentenze nel merito, che, con ogni probabilità, si uniformeranno alla decisione del Consiglio di Stato.

La vicenda coinvolge 43.600 maestre e maestri - la maggior parte precari storici - di cui cinquemila nel frattempo già assunti a tempo indeterminato. Tra questi, non risultano insegnanti che da qui a giugno rischiano di essere mandati a casa, fa sapere il ministero. Il problema si aprirà semmai nei mesi successivi e dunque con il nuovo anno scolastico. "Restano fermi - continua la nota Miur - i diritti acquisiti di coloro che sono risultati destinatari di una sentenza già passata in giudicato".

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R.it – Scuola, 21 aprile 2018


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Altro post-it da aprile : la precarizzazione a vita delle maestre che si sono diplomate alle magistrali e sono in graduatoria GaE, circa 50mila.

Un declassamento professionale che è anche, automaticamente, declassamento sociale ( vedi credenziali per accedere al mutuo casa ... eccetera ).

La coperta è corta, ma non è solo questo : si rinsalda un preciso modello di società di pezzenti, che dovrebbero essere felici perché “flessibili”.

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Carezze


Il progetto – Al lavoro nel centro profughi

Impiegati Novartis
Una giornata da volontari pagati dall'azienda


Quaranta dipendenti della multinazionale farmaceutica Novartis, una giornata lavorativa diversa dal solito. Si sono rimboccati le maniche per dare una mano nei due centri di accoglienza del Progetto Arca, in via Sammartini e in via Aldini a Milano. Otto ore di volontariato al servizio degli immigrati.

Da Origgio a Milano, manager e impiegati volontari per un giorno

Il personale della Novartis al lavoro nel centro migranti

La brand manager e l'assistente strategica si occupano dei pacchi viveri. Il direttore della divisione, invece, fa parte della squadra in tuta bianca che sta imbiancando lo stanzone accanto.

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Non è la prima volta che la multinazionale svizzera propone ai dipendenti di lasciare le scrivanie per un giorno e di andare a fare volontariato. Li chiamano Comunity partnership day e a livello mondiale sono arrivati all'edizione numero 23.

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Perché? «Sono qui innanzitutto per capire io stesso», risponde Francesco Barbieri, appoggiando il rullo con cui stava imbiancando. Alla Novartis riveste il ruolo di responsabile della divisione Respiratory Franchise, il che significa che a lui fanno capo 200 persone. Ma oggi, in via Sammartini, è un volontario tra gli altri della squadra di imbianchini che risponde alle direttive di un rappresentante di Progetto Arca. «Mi sto rendendo conto che la rete che si occupa dei migranti è una macchina complessa, in cui si lavora tanto e bene. Sto osservando un interessante modello organizzativo che si occupa di queste persone». Si ferma e lo ripete: «Persone». Poi conclude: «E se prima avevo un po' di orgoglio nazionale, ora sono proprio contento di essere italiano».

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Corriere della Sera – Milano, 9 maggio 2018, pagg. 1, 13


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Che una multinazionale si prodighi nelle carezze ai migranti, non è certo una novità.

Il marketing di tale iniziativa è poi tessuto da uno dei quotidiani “italiani” meno peggio cioè il Corriere, che evidenzia il supporto dato su consiglio dell'azienda alla mass-migrazione mentre, leggendo l'articolo a pag. 13, si scopre che solo 40 dipendenti sui 200 che hanno aderito alla giornata di “volontariato”, si sono prodigati per le “risorse” che arrivano dal mare.
Ma un migrante, per la stampa “italiana” ed i suoi Padroni, vale più di un cieco dell'Unione italiana ciechi a Milano, di un disabile della cooperativa il Granello Don Luigi Monza a Cislago, di un giovane in difficoltà del Villaggio Sos a Saronno.
Opere caritatevoli che, sicuramente, non distinguono tra “italiani” e stranieri ed assistono anche questi ultimi, ma la notizia andava fatta evidenziando un'attività che si occupa esplicitamente di migranti con tanto di dipendente molto carina usata come testimonial in prima pagina dell'inserto locale milanese, che dipinge una parete con un sorriso splendido, ed ancóra all'interno.
Innovazione ed accoglienza senza limiti, il binomio tipico della globalizzazione, è il nocciolo di questo spot cartaceo dissimulato come articolo giornalistico ma palese velina del regime.

Il cane pastore e il megafono


John Kerry in Italia

«Non togliete le sanzioni alla Russia»

di Federico Fubini

L'ex segretario di Stato degli Stati Uniti al Corriere: «Non togliete le sanzioni, da Mosca insidie e attacchi, nessuno può essere sereno» [ ... ].

L'intervista – John Kerry

«Non togliete le sanzioni. Da Mosca insidie e attacchi, nessuno può essere sereno»

L'ex segretario di Stato: «L'Iran? Se salta l'accordo, sarà peggio»

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Le tensioni in Medio Oriente

E Israele si prepara alla rappresaglia (di Teheran) in arrivo dalla Siria: «Niente sorprese»

[ ... ] Yuval Steinitz, il ministro dell'Energia [ di Israele ], ha anche minacciato Bashar Assad: «Non può restare tranquillo a Damasco, siamo pronti a eliminarlo» [ ... ].


Corriere della Sera, 8 maggio 2018, pagg. 1, 10


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Ogni Impero consta di gerarchia ed esercito.

Il cane pastore del burattone “Usa”, Paese centrale dell'Impero Amerikano, è arrivato per dare istruzioni al burattino “Italia”, preoccupato che un eventuale ( ma, al momento, improbabile ) governo con la Lega nella coalizione possa cancellare le sanzioni alla Federazione Russa, ordinate anni fa a causa del legittimo ritorno a casa di milioni di cittadini russi etnici della Crimea [ 1 ] che mai è stata ucraina fino al regalo di Nikita Khrushev ( Никита Хрущёв ) nel 1954.
E il Corriere ha ripetuto ossessivamente le istruzioni date ai servi, nella spalla della prima pagina e a pagina 10.
E' superfluo rimarcare come tale avvertimento mafioso sia ridicolo, siccome arriva dallo Stato che è il killer # 1 del mondo, dopo le stragi in Libia, Siria, Ucraina ed altri Paesi, finanziate e partecipate operativamente da Washington ed alleati.

Impero



La scena mondiale geopolitica sta muovendosi rapidamente. Il fattore di accelerazione è la… decelerazione della globalizzazione, perlomeno come era stata servita in Occidente. Il problema di fondo è la grande difficoltà di una ulteriore espansione dell'Impero americano, insieme alla Cina, impegnata a sua volta in una profonda trasformazione interna, che preme per una svolta. L’egemonia globale americana si fonda su due principi essenziali per la propria sopravvivenza: il dollaro come valuta di riserva mondiale e la potenza militare.
Trump, che è la conseguenza di un processo (e di rigetto) di decadenza, rappresenta una svolta per quanto riguarda le politiche interne, ma per quel che riguarda la politica estera, a parte un approccio (forse) meno folle rispetto alla “benevolente egemonia globale” dei neocon, non può però essere davvero stravolta nelle sue linee guida generali, che prevedono il mantenimento della preminenza strategica e ideologica degli Stati Uniti nel mondo.
In questo, il potenziale militare e la guerra/bene rifugio, sembra stia rimanendo l’unica carta che Washington possa giocarsi per mantenere il proprio primato.
Stiamo comunque pur sempre parlando di un impero, che vede il Paese (inteso come nazione) in decadenza, ma con la sua élite, che al contrario, non è mai stata più ricca e potente come adesso. Si preferisce un impero, anche se quella non è la migliore scelta in assoluto, se questo rimane una alternativa più accettabile rispetto all'anarchia e al caos.
Ma se invece è lo stesso impero ad essere il caos?
Inoltre, rispetto alla fine del sistema di Bretton Woods e della convertibilità oro-dollaro che gli USA non potevano più sostenere, allorquando riuscirono comunque a conservare l'egemonia globale (insieme a tutti i benefici che essa comporta) solo grazie all'insufficiente sviluppo economico e alla subalternità dei suoi antagonisti (Europa in primis), adesso la situazione è potenzialmente ben diversa. La sconfitta dello Stato Islamico ad opera dei russi e dei loro alleati siriano/sciiti, insieme alla situazione che si è creata sul terreno, non piace né a Washington, né a Londra e a Parigi, figuriamoci a Tel Aviv.
E se gli Stati Uniti per la prima volta in tempi unipolari si sono trovati a far fronte a un qualcosa cui non erano mai stati impegnati a gestire, ovvero a un reale contrappeso di forze; allo stesso tempo, chi aspira a sostituirsi agli USA, non potrà solo produrre e risparmiare, come fanno ad esempio i cinesi. Questo perché il centro di un impero, oltre ad esercitare la supremazia tecnologica, militare, economica e mediatica, deve essere un luogo di consumo di beni e servizi.
Ed in questo senso, pur tenendo conto della lungimiranza cinese, il dominio americano non sarà facile da scalzare in tempi brevi.




Introduzione

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B: Ma non ci si può esprimere appunto producendo e consumando e basta?
A: Abbiamo già detto che la civiltà industriale è stercoraria, cioè che il suo fine non può non essere l'escremento. Ora che cosa fa l'uomo defecando? Si esprime, forse?
B: No, non direi. Si alleggerisce, semmai.
A: Giusto, si alleggerisce. Cioè, si mette in condizione di consumare di nuovo. Quest'alleggerimento, appunto, è l'atto della defecazione. Ma si dà il caso che l'uomo produca e consumi troppo, ossia si prenda un'indigestione. Allora abbiamo la purga. Cioè la guerra. Nel ciclo produzione-consumo, la guerra sembra indispensabile e inevitabile per evitare le costipazioni periodiche della società produttrice e consumatrice. Durante la guerra, infatti, il consumatore normale del tempo di pace è sostituito dal soldato, cioè da un consumatore eccezionale per intensità, quantità, rapidità e varietà. Si consuma in guerra in un giorno più di quanto si consuma in un anno in tempo di pace. Da ultimo, il soldato, non contento di consumare beni e ricchezze, consuma vite umane, prima di tutto quelle dei suoi nemici poi la propria. Sì, perché non bisogna dimenticare che il produttore-consumatore per essere davvero tale, deve anche e soprattutto essere prolifico e dunque omicida. Senza sovrapopolazione niente produzione in serie, senza produzione in serie niente sovraproduzione e senza sovraproduzione niente guerra. L'omicidio non è che l'altra faccia della prolificità.

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Alberto Moravia, “La Rivoluzione Culturale in Cina – ovvero il Convitato di pietra”


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Se ne parla poco dell'Impero, nelle testate mainstream i servi detti “giornalisti” fingono da sempre che gli Usa siano un Paese tra tanti, diciamo “amico” anzi il più grande “amico” che ci protegge dalle minacce là fuori nel buio ( informativo, quindi immaginario, figurativo ) oltre lo steccato.

Ma parlare dell'Impero e dei suoi meccanismi è, altrettanto, parlare di noi stessi.
Il tema dei testi che riporto è Impero e Consumo : a quello di Stanis Vlad [ 1 ] ho allegato uno stralcio sapido e pertinente, dalla raccolta di corrispondenze e riflessioni sul fenomeno cinese ( e su di noi da questa parte ) scritte da Alberto Moravia e pubblicate la prima volta nel 1967 – la copia che ho tra le mani è una recente edizione tascabile Bompiani ( € 10,00 ).

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Saviano



SE QUESTO E' UN UOMO (GUERRA E PROPAGANDA DI GUERRA)

di Riccardo Paccosi

In aprile, il fronte USA-Inghilterra-Francia annuncia di voler bombardare la Siria e Roberto Saviano, pochi giorni prima, gli fornisce assist ideologico sottolineando quanto sia crudele il regime siriano. Egli fa questo sulla base di accuse d'uso di armi chimiche al governo siriano, rispetto alle quali il capo del Pentagono James Mattis afferma, soltanto pochi giorni dopo, non esserci alcuna prova.
Due giorni fa, il premier israeliano Netanyahu esplicita l'intenzione di muovere guerra all'Iran e Saviano, immediatamente, se ne esce fuori non già supportando le accuse israeliane inerenti al possesso iraniano di armi nucleari (stavolta, infatti, pare sussistere un'assenza di prove persino maggiore), bensì con una filippica riguardante i diritti umani in quel paese.

Io penso che non ci sia nulla di più disumano e mostruoso della guerra. E la disumanità e la mostruosità non sono rappresentate tanto dalla violenza e dalla devastazione in quanto tali, quanto soprattutto dall'orrore che delle classi dominanti possano disporre a loro piacimento della vita e della morte delle classi più povere nonché della popolazione intera.
Nella guerra, però, il lato oscuro dell'umanità non viene espresso solo dalle èlite politiche che, al sicuro delle loro stanze, decidono di massacrare le popolazioni: quel lato oscuro è anche espresso dalle tante figure intermedie che concorrono alla realizzazione dei progetti guerrafondai.
Ci sono innanzitutto le èlite economiche, che prosperano grazie al commercio di armi.
C'è poi la manovalanza militare, che semina terrore, saccheggio e stupro presso la popolazione civile.
Ma in qualsiasi epoca e sotto qualsiasi forma di governo, l'apparato di stato da sempre necessita anche d'un certo grado di consenso sociale intorno alla guerra. Ogni Hitler, insomma, ha bisogno di un Goebbels che gli organizzi la propaganda.
Dunque, coloro che sono addetti alla manipolazione dell'opinione pubblica, coloro che si occupano di divulgare informazioni e opinioni atte a fornire giustificazioni moraleggianti alla volontà di sterminio e di profitto dei guerrafondai, svolgono un ruolo non meno decisivo.
Dunque, anche se questi uomini della propaganda guerrafondaia non sganceranno personalmente bombe dagli aerei, anche se non saranno loro a organizzarsi in milizie, anch'essi rappresentano il punto più estremo di degradazione etica e morale a cui possa giungere l'essere umano.

Occorre combattere con ogni mezzo i governi e le forze politiche che, in Italia, promuovono la guerra per gli interessi delle classi dominanti.
Occorre altresì considerare come nemici del genere umano tutti coloro che si mettono al servizio, attraverso la propaganda ideologica, dei disegni di guerra e di destabilizzazione del mondo.




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Ogni aggressione a Stati sovrani esterni all'Impero Amerikano viene preceduta da una propedeutica a base di fake news [ 1 ] ed opinioni “intellettuali” degli influencer : i cani pastore che indicano al Popolo ( il_bobbolo ) il corridoio d'opinione giusto in cui ficcarsi, a supporto ( im-)morale delle azioni di guerra in casa altrui.

L'entità “Roberto Saviano” non mi ha mai convinto, l'ho sempre ritenuto un prodotto abilmente progettato e confezionato, una delle chiavi di volta della furba comunicazione del regime dissimulata come soggetto antagonista del sistema malavitoso e così conficcata nell'area alternativa ed “impegnata”, già dal prodotto editoriale e mediatico “Gomorra”.
Falso come un bicchiere di carta.
E' il suo allineamento integrale alle direttive dell'élite, che esplicita il suo falso antagonismo, e concordo con le parole di Riccardo [ 2 , 3 ].
{ avrei solo aggiunto una menzione per Luciana Littizzetto, altra cagna pastore mediatica – dissimulata come “comico” – sempre sulle barricate del regime, a gridare quanto siamo fortunati noi sudditi dell'Impero – stolto, è chi non capisce – e come sono bruti tutti quelli che stanno là fuori [ 4 ] }.

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