Testata

Scarpette da ballo nelle nevi di Siberia




Copertina



Preludio

Si racconta che nell'agosto del 1939 il sole al tramonto sembrava trasformare il mar Baltico in un mare di sangue e che, prese da un terrore premonitore, le vecchie scrutassero il cielo fiammeggiante. Oggi è difficile separare ciò che appartiene alla verità da ciò che appartiene all'immaginazione, ma non ha molta importanza, la tradizione popolare seleziona e arricchisce il ricordo dei fatti e dei fenomeni, stabilendo correlazioni significative. L'Europa si trovava alla vigilia della guerra e, retrospettivamente, la gente interpretò questo spettacolo naturale come un oracolo che annunciava la guerra che avrebbe fatto più morti di tutta la Storia.

[ ... ].

pag. 13


1 – Premessa

“Rosso”.
Il rosso – colore simbolico del sangue – è parte di svariati racconti baltici sul disastro dell'ennesima ma catastrofica sottomissione al vicino di casa russo, come quello riportato nel preludio del libro.

Ad esempio, a Vilnius i locali vi diranno che la terra di un parco pubblico al termine del corso principale Gedemino prospekt, poco distante dalla sede locale del KGB ( divenuta un night club negli anni immediatamente successivi al 1991, ed è possibile che fosse gestito proprio da uno degli ufficiali della polizia segreta ... già in epoca sovietica, il confine tra dovere di Stato e business era talvolta labile ), è rossiccia perché là sotto vennero sepolti dozzine di esseri umani ammazzati durante le epurazioni del regime comunista.


Sandra Kalniete
Scarpette da ballo nelle nevi di Siberia

Mia madre aveva tre desideri: tornare in Lettonia, rivedere i suoi fratelli, avere un appartamento per la nostra famiglia.
Tutti e tre i desideri sono stati esauditi.
Però, ancora oggi, la mamma ha spesso degli incubi.
E' notte, bussano alla porta. Uomini sconosciuti entrano, le danno l'ordine di prepararsi.
L'orrore della deportazione ricomincia e mia madre disperata si dice: “L'ultima volta non era che un sogno, questa volta è la realtà”.
Quando si sveglia, contempla a lungo il vuoto della notte, il tempo di calmarsi e di capire che è a casa. In Lettonia.

quarta di copertina


2 – Descrizione generale

Questo testo è una memoria di prima e seconda mano della deportazione di due famiglie lettoni nei campi di concentramento sovietici, nel quadro della repressione dei popoli baltici perpetuata attraverso la cinica disumanizzazione dei cosiddetti nemici del Popolo eseguita dall'apparato di Josif Stalin – “il più sublime e umano degli uomini” – nel nome della “più giusta delle idee” mai praticata.
Gli stessi vagoni che la propaganda democratica ci ha mostrato in foto e video fino alla nausea, i campi di concentramento con le stesse grandi baracche in cui i deportati vivevano in promiscuità, lo stesso termine usato per descrivere i campi ( lager ), gli stessi corpi scheletrici che hanno patito la stessa fame fino alla morte per sfinimento. Solo il tragitto era notevolmente più lungo, e già lo stesso viaggio selezionava i disgraziati costretti all'asfissia, al fetore dei propri escrementi, alla sete e a bere, saltuariamente, l'acqua di fosso con la quale non di rado si ammalavano.
Ma, in questo caso, i crimini vennero firmati col timbro recante la Falce e Martello comunista, anziché la Svastica nazista.

E lo sterminio era dato dalle condizioni spaventose in cui i deportati erano costretti, non c'era bisogno di camere a gas : i primi a cedere erano i bambini, i malati, i vecchi.
Ma per la storiografia della Sinistra “italiana” questa repressione non esisteva affatto – era una calunnia mossa dagli avversari politici – oppure era una “deportazione buona” e necessaria alla costruzione di un mondo migliore : un ossimoro che nonostante lo slancio epico di milioni di socialisti sovietici e il conseguimento di alcuni risultati politici, scientifici e tecnologici notevoli, si è esaurito all'inizio degli Anni Novanta.
Più forti e duraturi dell'egualizzazione forzata, sono stati i legami di sangue come quelli descritti nell'epopea familiare raccontata dall'erede di tale memoria gravosa.
La psicologia dei singoli esseri umani e delle famiglie compromessa dall'immane urto rivoluzionario ha conferito una caratterizzazione netta e riconoscibile nel carattere chiuso e cauto ( talvolta scontroso ) al primo contatto, della gente di quella lontana terra baltica raccolta attorno il Golfo di Rīga. E l'amore indissoluto per la propria civiltà, rende preziosa ed amabile quell'area che scoprii quasi per caso spostandomi per l'Europa in pullman, una decina d'anni fa.

3 – Lettonia e Russia, il patto Molotov-Ribbentrop e la prima occupazione ( 1939-1941 )

L'autrice di questa biografia delle famiglie Dreifelds e Kalnietis nel dirupo della Storia, è Sandra Kalniete ( nelle lingue baltiche, come in quella russa, i cognomi vengono volti al femminile quando la persona è di tale genere ), figlia di Aivars Kalnietis e Ligita Dreifelde.
I lettoni non ne volevano proprio sapere del “sol dell'avvenire” : essi, come gli altri baltici, erano e sono borghesi, ed erano assai felici nella loro indipendenza conquistata al disfacimento dell'Impero zarista, dopo 100+ anni di sottomissione allo zar.

La Lettonia era uno dei Paesi più istruiti e ricchi d'Europa, e la bella Rīga ( in lingua italiana : Riga ) prosperata già in epoca zarista, aveva nulla da invidiare alle grandi capitali europee.
Poi, il patto Molotov-Ribbentrop, e la sequenza di una triplice occupazione – sovietica, nazista, e ancora sovietica – che devastò il Paese, fisicamente e moralmente.
I forti colpi alle porte dei protagonisti di quell'eroica epopea – nella tragedia delle rivoluzioni, gli eroi di una parte sono necessariamente gli aguzzini dell'altra – di notte oppure all'alba, e la spiccia esortazione a mettere tutti i propri averi necessari in una valigia.
I treni.

4 – Lettonia e Nazismo, la seconda occupazione ( 1941-1944 ) e oltre, fino ai giorni nostri

Il testo pubblicato nella “Italia” da Libri Scheiwiller [ 1 , 2 ]
( Milano, 2005 ) è coinvolgente ma con pochi cedimenti al sentimentalismo di maniera, ed è assai referenziato da fonti di prima mano quali le memorie dei diretti protagonisti e i documenti dell'apparato repressivo sovietico che riguardarono gli stessi, nonché da meticolose ricerche storiche di studiosi terzi, che hanno potuto agire liberamente nel periodo post-Muro.
Vi si narrano a brevi linee le storie e le parentele delle famiglie coinvolte nella vicenda, quindi la prima occupazione sovietica, la “liberazione” eseguita dai nazisti che in un primo momento illusero i lettoni ( così come fecero con i lituani, gli estoni, i bielorussi, gli ucraini, e altri popoli ) di potere esercitare l'indipendenza della loro nazione, salvo poi inquadrare i territori sottratti a Stalin in province subalterne in cui gli autoctoni erano destinati a mansioni di serie B al servizio degli ariani tedeschi, oltre allo sterminio delle vaste comunità ebraiche locali radicate da secoli.
I festeggiamenti dell'arrivo dei “liberatori” sono ancora oggi stigmatizzati come la collettiva adesione al nazismo, ma in realtà la relativamente piccola comunità baltica dei lettoni, già pesantemente vessata da decine di migliaia di deportati nei lager comunisti – detti gulag dall'acronimo della nomenclatura traslitterata “Glavnoe upravlenie ispravitel'no-trudovych lagerej” ( in alfabeto cirillico russo : ГУЛаг – Главное управление исправительно-трудовых лагерей ) ovvero “Direzione principale dei campi di lavoro correttivi” – e da centinaia di migliaia di espatriati in Occidente, sperava in un intervento di tipo “umanitario” da parte della stirpe dei loro antichi Signori [ 3 ] – così come, oggi, si è aggrappata con fiducia ( abbastanza ingenua ) alla UE e alla NATO per il temporaneo sostegno alla propria indipendenza – ed invece subirono un altro giro-di-vite.
Infine, il tragico ritorno dei sovietici, le nuove sofferenze e le nuove deportazioni.


5 – La terza occupazione ( seconda occupazione sovietica, 1944-1991 )

La stessa narratrice è nata segnata dal marchio di deportata a vita nel villaggio di Togur, nella regione di Tomsk in Siberia, dove i genitori si sono conosciuti e poi, dopo il matrimonio, hanno lavorato fino alla revisione post-stalinista dello status di molti esseri umani strappati dalle proprie famiglie e dalle proprie case senza colpa.
Deportati col furore della pialla delle strutture pre-esistenti e degli esseri umani.
Per ... cosa ?
Sappiamo che la parabola del socialismo realizzato incapace di rinnovarsi è cessata per auto-consunzione indotta dalla necessità di tenere bassa l'energia sociale in vece del conferimento di nuovi stimoli funzionali ad un ulteriore salto in avanti, al fine di mantenere l'ordine costituito su 100+ etnie e lingue, ed il territorio statale più vasto del pianeta.
E tra le numerose vittime sacrificali sull'altare dell'Utopia, abbiamo anche le famiglie Dreifelds e Kalnietis, magistralmente testimoniate in questo robusto documento, indispensabile a comporre il complesso poliedro della regione baltica e della Storia europea.

E' indimenticabile la resilienza praticata con dignità dagli internati, il loro attaccamento animale alla vita che ebbe buon successo grazie alla tempra fisica e psicologica robusta. Il loro prendersi cura dell'umile sistemazione, il quotidiano rinfocolare l'autostima indispensabile a sopravvivere all'orrore storico.
Può una ideologia essere imposta sull'intero Popolo, con l'assoggettamento violento e il crimine quotidiano ?
Come già detto, quando leggiamo pagine dedicate al Comunismo realizzato nel '900 siamo di fronte a questo paradosso.
E occorre usare una grande cura per dirimere situazioni, necessità funzionali e idee primigenie dalla criminale applicazione eseguita da diavoli come Josif Stalin e cricca di contorno.

6 – Conclusione

La narratrice, oltre il punto finale del testo, compirà un buon percorso accademico fino a diventare Segretario generale dell'Unione degli artisti lettoni nel 1987. Protetta dal silenzio dei genitori, che non ostacolarono il percorso didattico stabilito nell'Unione Sovietica, che constava di una rilettura particolare della Storia.
Riscoprirà gradualmente le proprie radici e le sofferenze immani patite dalla propria famiglia, e questo testo è il documento di una presa di coscienza saldamente referenziata, a beneficio di tutti coloro che sono interessati a comprendere, almeno in parte, la complessità etnica/culturale/storica della cosiddetta Baltosfera.


testo
Sandra Kalniete
copertina e illustrazioni interne
autori vari
formato
21 x 14 x 2 cm
stampa
copertina a colori, contenuto interno in bianco e nero
pagine
286
rilegatura
copertina morbida
prima edizione
2001 ( originale in lingua lettone ), 2005 ( in lingua italiana )
editore
Libri Scheiwiller
sito editore



[ ... ]

Bookmark and Share

Nessun commento:

Posta un commento