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La psicosi del russo assassino








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Giustamente, l'amico Gennaro Scala stigmatizzava sulla sua bacheca faccialibresca [ 1 ] la psicosi del ''russo assassino'' nel territorio bolognese espressa esplicitamente nelle locandine pubbliche dei quotidiani e costruita artificiosamente dai mass-media ''italiani'' in perfetta sincronia temporale e sinergia emozionale con l'ennesima fanfara mass-mediatica internazionale montata contro Assad e l'alleato V. V. Putin per il presunto uso di armi chimiche da parte dell'aviazione governativa siriana contro i civili [ 2 ].
Leggete bene i titoli sopra, pubblicati dopo il secondo omicidio [ 3 ] attribuito al soggetto : l'espressione il russo non è virgolettata, la nazionalità viene attribuita come certezza anche se chi conosce un minimo i popoli e le lingue slave sa bene che i cognomi con suffisso -ic sono propri degli slavi del Sud ( ex-Jugoslavia ).
Già poco dopo il primo omicidio ( quello del barista di Budrio, 1° aprile ) [ 4 ] i media non palesavano dubbi sul “militare russo” :





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Domenica scorsa il Resto del Carlino ha ammesso, con una perifrasi che è parziale retromarcia su quanto asserito nei giorni precedenti, che è tutto fuori che certo che il soggetto sia di nazionalità e/o etnia russa :


[ ... ] quel killer venuto dall'Est. Quasi sicuramente russo, anche se non tutti giurerebbero sulla sua vera nazionalità. Su Igor Vaclavic, 41 anni, di cui si narra un passato nell'esercito di Mosca, pende un mandato europeo di arresto. Esce dal carcere nel 2015. Nel 2007 è agli arresti per rapine tra Rovigo, Ferrara e Bologna. [ ... ] Il primo decreto di espulsione a suo carico è datato 2010; ne è seguito un altro nel 2011, mai eseguito come il precedente.
il Resto del Carlino, 9 aprile, pag. 4


Lo Stato non sa – e non lo sanno gli stessi giornalisti, che però eseguono propaganda politica – se il soggetto si chiami effettivamente “Igor” di nome, “Vaclavic” di cognome, e se la sua nazionalità sia quella russa.
In altre parole : avrebbe detto lui stesso, in carcere, di essere “russo”, di avere combattuto per l'Armata e poi disertato, probabilmente per darsi un certo tono e ottenere il rispetto dagli altri detenuti.
E la propaganda deve ficcare nelle teste degli utenti che il pericolo – nelle sue varie forme – è il proverbiale russo freddo e spietato

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Poi l'attributo “il russo” sparisce gradualmente dalla carta stampata e dalle veline dei telegiornali.

Ieri vengono pubblicate info sui diversi profili che il soggetto teneva su Facebook : tra questi, un “Ezechiele Norberto Feher, nato a Subotica, nel sud della Serbia” [ 5 ].
{ però Subotica è situata nel nord della Serbia, al confine con l'Ungheria [ 6 ] a meno di omonimia con un ipotetico villaggio sperduto }.

Oggi il Resto del Carlino – Bologna scrive nell'occhiello della prima pagina : “[ ... ] Igor (che in realtà si chiama Norbert Feher)”; e a pag. 2 specifica : “[ ... ] il cui vero nome però sarebbe Norbert Feher, serbo di Sobotica, padre russo e madre serba, ricercato in patria per rapina e stupro.”
Pertanto : dopo 10 gg. di delazione mirata, sembrano cadere sia la nazionalità russa che il servizio militare prestato nell'Armata, e i quotidiani “italiani” devono comunque ficcarci dentro il sangue russo ( anche se “Feher” è un cognome che suona mitteleuropeo e non russo ) oltre agli strafalcioni linguistici ( non esiste una città serba di nome “Sobotica” bensì la sopraccitata Sobotica nella Vojvodina ).

04 - 14

Oggi il Resto del Carlino scrive :


LA VERA IDENTITA'

Confermato: è serbo.
Ricercato in tutta Europa col nome di Norbert Feher.

il Resto del Carlino, 14 aprile, pag. 12


Ma le “istituzioni” “italiane” non hanno fatto meglio dei “giornalisti” “italiani” :


Igor lo cercava anche la Serbia. E ci chiedeva di arrestarlo

Nella storia criminale dell’assassino c’è un mandato di cattura europeo del 2011: si salvò grazie al doppio nome

FERRARA. C’è un altro “buco nero” nella storia criminale di Igor Vaclavic-Norbert Ezechiele Feher. Dopo le mancate espulsioni, del 2011 e del 2015, mai eseguita al Cie di Bari dove il killer in fuga finì con il nome di Igor, adesso salta fuori un mandato di arresto europeo (Mae) che la Serbia diramò nel 2011 con le accuse di rapine e stupri, a nome di Norbert Feher, serbo, nato Subotica, 41 anni.

Da questo scappava Igor il Russo-Norbert il serbo, non dall’esercito russo, dagli incubi della guerra della Cecenia, dagli orrori - raccontati e mai verificati - compiuti sulla sua famiglia, la figlia che diceva essere stata uccisa in Russia, per ritorsione contro di lui. Una mente malata collegata ad un braccio armato micidiale che era ricercato in Serbia e in tutta Europa, e anche qui in Italia tramite l’Interpol dopo le richieste di rintraccio diramate dalla Serbia, appunto.

Ma... Ma in Italia, dove Igor/Norbert viveva già da quasi 7 anni, dopo averne passati 3 in carcere a Rovigo ed essere tornato in cella nel 2011, l’arresto europeo no venne mai eseguito perchè gli atti dalla Serbia vennero inviati senza impronte digitali, l’Italia (Interpol o chi per loro) le richiese alla Serbia, che non le inviò mai, e tutti si dimenticarono di sollecitarle e di Norbert Feher, in carcere come Igor Vaclavic.

Ad allargare ancor di più questo buco nero clamoroso dei nostri controlli incrociati è il fatto che dopo il 2011, come ricordiamo, Igor Vaclavic venne condannato, scontò 4 anni e mezzo in carcere all’Arginone, venne scarcerato con liberazione anticipata, espulso con esecuzione pena e foglio del questore di Ferrara, trasferito al Cie, per l’identificazione ed espulsione, mai avvenuta come Igor Vaclavic nel maggio 2015, per i soliti intoppi burocratici e tecnici per dare un nome ai clandestini. Ma, e ancora ma, nessuno - nè al Cie, ancora prima gli uffici giudiziari o investigativi o la stessa Interpol - incrociò dati e impronte - di Igor il russo con il Mae di Norbert il serbo. Questo è ciò che emerge dalla storia criminale di Igor/Norbert, dal fitto riserbo degli inquirenti, notizia che rimbalza in tutta Italia fino a Ferrara, che in parte era stata confermata - parzialmente - dallo stesso comandante generale dell’Arma dei carabinieri Tullio Del Sette che per la prima volta, davanti a taccuini e telecamere di mezza Italia aveva detto che Igor Vaclavic in realtà era «serbo, ricercato nel suo paese per rapina con violenza sessuale» [ ... ].

la Nuova Ferrara, 12 aprile


{ in attesa della conclusione della vicenda, credo sia importante stigmatizzare l'operato dei “giornalisti” “italiani” e delle “istituzioni” “italiane” }.

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4 commenti:

  1. Davvero, poi i giornali seri fanno la guerra alle "bufale"!

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    1. :D

      Già.

      Molti “giornalisti” agiscono grossomodo nella modalità blogger – cioè non alzano il sedere dalla scrivania, ma commentano i dispacci delle agenzie che gli arrivano sui monitor – anzi è meglio dire che agiscono come dei cattivi blogger perché non eseguono la minima ricerca ( nell'ambiente concreto e/o informativo ) né la verifica incrociata delle fonti.
      Sparano cose sui media, e POI – ma non sempre – procedono a verificare quanto hanno già diffuso.
      Il caso del mitologico bombardamento chimico di Assad è esemplare, su scala globale.

      Cattivi blogger, quindi, e secondo me si potrebbe aggiungere pure in malafede, con la cognizione di causa espressa anche con l'analisi di questo mio post, osservando la strumentale forgiatura delle “notizie” in sfacciata chiave politica.

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  2. Gli SUA e il pensiero conforme hanno stabilito che Russia/russo è/sono il male.
    Il condizionamento è fine, pervasivo, totale.
    Hai fatto bene a sottolinearlo.

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    1. La cosa deprimente, è il branco massivo degli imbecilli della “Sinistra” che ieri adoravano l'Unione Sovietica ( un regime ben più repressivo della Federazione Russa odierna ), e oggi, siccome è stato loro comandato, aborriscono “il dittatore Putin”.

      Tutto concime sottratto alla terra.

      ===

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