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C19/N – L'Opposizione


Appello all'opposizione sociale: le otto cose da fare per un salto di qualità che deve compiersi subito

di Riccardo Paccosi


Da settembre, il progetto totalitario globale che ha investito il mondo due anni fa, entra nella fase cruciale. Ormai, la questione sanitaria e di salvaguardia della salute non è nemmeno più al centro della propaganda, ovvero comincia a esplicitarsi come il controllo sociale della nuda vita sia sempre stato, fin dal primo giorno della pandemia, il fine e non il mezzo.
Il vero banco di prova sarà - come in Israele, Islanda e presto Italia - l'attestazione del fatto che la vaccinazione è fallita e che il contagio prosegue indisturbato e, quindi, che il futuro dell'umanità consta di distanziamento sociale permanente e di un ciclo perpetuo di vaccinazioni (prospettiva enunciata, per l'Italia, da Mario Draghi in persona qualche settimana fa).
Una volta accettata la vaccinazione come principio di cittadinanza che si sostituisce alle Costituzioni, tornare indietro sarà impossibile perché, a quel punto, chi si opporrà vivrà in condizioni materiali di apartheid.
Infine, le vicende in particolar modo dell'Australia indicano come, molto presto, oltre all'impossibilità materiale di fuggire dal proprio paese o semplicemente di viaggiare, ci troveremo di fronte a una legge marziale su scala globale: questo significa che, oltre al licenziamento dal lavoro dei dissidenti politici, riguardo alle manifestazioni di piazza non è un problema di "se" ma di "quando" comincerà la conta dei morti.

Tutto questo significa che l'attuale opposizione sociale è pericolosamente indietro su tutti i fronti: sia sul piano dell'elaborazione che su quello organizzativo.
Parlo di carenze dell'opposizione facendone umilmente parte, ovvero essendo uno di coloro che, negli ultimi 12 mesi, si è impegnato continuativamente nell'organizzazione di manifestazioni di piazza e di iniziative contro-culturali.
Chi ha percezione reale di quello che sta accadendo e, soprattutto, di quello che sta per accadere, deve contribuire a un salto di qualità sostanziale e tempestivo. Gli ambiti su cui operare salto di qualità nell'opposizione sociale, ebbene, ritengo siano i seguenti:

1 – Occorre capire che la lotta sociale si articola su più piani

La nuova opposizione sociale esprime da una parte una certa freschezza, una certa autonomia dagli schematismi ideologici del passato ma a questo, purtroppo, si accompagna una deleteria incultura riguardo alla storia delle lotte sociali e politiche.
Questo fa sì che emergano, in continuazione, atteggiamenti volti a considerare piani esclusivi d'intervento politico che escludono tutti gli altri. E così, abbiamo chi ritiene che il boicotaggio dei consumi o le petizioni legali siano l'unica forma esistente di lotta e che tutte le altre forme siano inutili.
Questa incultura va immediatamente superata, chiarendo una volta per tutte che manifestazioni di piazza, iniziative culturali, offensive giuridico-legali e forme di consumo o socialità alternative, sono prassi di lotta in grado di vincere solo se connesse e sinergiche, solo se si comprende che non esistono forme di lotta esclusive e auto-sufficienti.

2 – Occorre smettere di creare ''nuove'' organizzazioni

Dinanzi a quello che sta accadendo, occorre frenare la tendenza alla creazione di nuove reti e di nuove organizzazioni. La proliferazione di sigle e soggetti, non fa altro che generare una situazione di frazionismo e debolezza.
Prendendo il piano personale come esempio, se in questi mesi lo avessi voluto avrei potuto facilmente creare una rete politica nazionale strutturata secondo i miei specifici desiderata: non l'ho fatto e non lo farò perché ritengo che il senso di responsabilità, oggi, non possa fare altro che coincidere con l'umiltà d'impegnarsi a connettere e rafforzare le organizzazioni e le reti che già esistono e che già sono attive.

3 – Connettere reti mutualistiche e settori lavorativi

Negli ultimi mesi, si sono create reti mutualistiche di genitori che esercitano l'insegnamento in casa per i loro figli, in presenza e senza distanziamento.
Parimenti, si sono create reti di avvocati per difendere le persone dall'imposizione del green pass, reti di consumo alternativo, reti di medici che offrono assistenza domiciliare.
Nell'ambito delle lotte del mondo del lavoro, inoltre, si sono formati coordinamenti di lotta nell'ambito del personale scolastico e di quello sanitario nonché fra ristoratori e commercianti.
Tutte queste reti e tutti questi coordinamenti, sono caratterizzati dall'essere collegati fra loro in modo frammentario e discontinuo: occorre il prima possibile ipotizzare strumenti di raccolta contatti, di promozione reciproca, di condivisione informativa e, infine, di mobilitazione congiunta per tutte queste realtà organizzate.

4 – Le organizzazioni civiche e politiche dell'opposizione devono confederarsi

Occorre che le organizzazioni politiche e le reti civiche che in questi mesi hanno promosso e organizzato le mobilitazioni di piazza inizino, pur mantenendo la propria specificità, a confederarsi.
Dopo la manifestazione romanda del 31 luglio scorso, effettivamente ha cominciato a materializzari una prospettiva di coordinamento sulle manifestazioni fra le principali reti (Fronte del Dissenso, M3V e No Paura Day), ma occorre fare di più.

5 – Organizzare una rappresentanza elettorale, oltre i dogmi ideologici dell'argomento

Oltre al maggiore coordinamento delle iniziative di piazza, bisogna pensare anche a una coalizione elettorale per le elezioni sia locali che nazionali.
Qui non è questione di aprire discussioni teoriche sul concetto di delega e rappresentanza ma, al contrario, di sviluppare coscienza squisitamente pratica sul come resistere alla repressione.
In una situazione di legge marziale, il fatto che chi va in piazza possa avere dei referenti nei consigli comunali o in Parlamento, ha la medesima importanza del disporre di una rete di avvocati: si tratta di copertura istituzionale che può esercitare un minimo di copertura effettiva - cioè politica e giuridica - rispetto a montature mediatiche, denunce e arresti che potrebbero ben presto colpire il movimento d'opposizione.
Occorre, su questo, superare quindi i dogmi ideologici incrociati: se stiamo assistendo al passaggio da democrazia a dittatura, è assurdo pensare che il piano legale-elettorale possa essere risolutivo; ma al contempo, proprio per questo, pensare che le piazze possano fare a meno di alleati nelle istituzioni, significa non comprendere la portata militare-repressiva dello scontro in atto.
Come dicevamo sopra, si tratta ancora una volta di capire che nessun piano d'intervento è, in politica, auto-sufficiente.

6 – Creare una rete di spazi fisici per incontrarsi

Non meno urgente di quanto elencato finora, è la creazione di una rete, di un circuito di spazi fisici ove organizzare iniziative culturali o dove, semplicemente, generare socialità e scambio.
Occorre che ciascuno, nella propria città, si impegni a cercare spazi pubblici disposti a gestire "elasticamente" i controlli del green pass, oppure spazi pienamente clandestini, oppure ancora abitazioni private che si mettano a disposizione.
Se non vi è possibilità d'incontro fisico in maniera continuativa, la crescita dell'opposizione sociale è destinata a restare una chimera.
La rete di spazi, infine, è ciò che potrebbe perdurare e fungere da base qualora ci trovassimo di fronte a una fase di calo della partecipazione alle manifestazioni di piazza o in un'impossibilità materiale di organizzarle.

7 – Creare una rete internazionale

Il processo totalitario che sta travolgendo le nostre vite, si sta materializzando in varie forme e gradazioni in tutti i paesi del mondo. Questo fa apparire sconcertante come, finora, non si sia determinato alcun tipo di connessione tra le lotte che si stanno svolgendo nei vari paesi.
Occorre stringere contatti con le opposizioni di tutto il mondo e occorre farlo subito.
Un eventuale movimento internazionale contro la dittatura sanitaria, oggi, non avrebbe nulla di simile al movimento "no-global" di vent'anni fa, ovvero alla velleitaria istanza di una globalizzazone "giusta".
Esso somiglierebbe assai più, invece, alla Primavera dei Popoli del 1848: una rete sì internazionale, ma entro la quale ogni singolo popolo combatte non già per una governance mondiale, bensì ciascuno per la propria sovranità costituzionale e quindi nazionale.

8 – Pensare al peggio

Malgrado dal punto di vista della difesa della legalità costituzionale, dei diritti sociali e dei diritti umani ve ne sarebbero tutte le motivazioni politiche e finanche giuridiche, oggi una resistenza armata non sarebbe possibile.
Un po' per ragioni inerenti alla psicologia di massa ma, soprattutto, perché le tecnologie di controllo fanno si che chi volesse "andare sui monti", oggi, verrebbe facilmente individuato da droni, satelliti nonché tracciatori biometrici.
Se da una parte questo rende necessario giocare il conflitto sul terreno dell'assoluta visibilità, dall'altra un qualche tipo di clandestinità dovrà per forza di cose articolarsi e organizzarsi: non già una clandestinità volta a organizzare l'uso della forza, quanto forse una clandestinità che celi gli intenti a lungo termine.
Non si può escludere a priori, cioè, l'ipotesi che in futuro l'opposizione sociale debba - semplicemente per poter esistere - assumere una forma almeno in parte cospirativa, celata da un'adesione di facciata dei suoi membri all'ordine dominante.

Questo è quanto.
Il mio intento, con questo scritto, non era di fornire soluzioni, ma solo di proporre temi da approfondire e dei quali discutere.
Dico solo, però, che si tratta di una discussione che va iniziata subito.

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{ prima pubblicazione del post su FB, il 25 agosto 2021 [ 1 ]; su VK : [ 2 ] }.


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5 commenti:

  1. Interessante.
    Anche se...
    Le coalizioni antagonistiche non possono che essere temporanee, poi si sgretolando. Più in generale è necessario un progetto politico globale sì-local, no-global intorno ai concetti di ... fortezze identitaria (prendere il dispregiativo "fortezza Europa" dei fondamentalisti no-border sì-global come punto di partenza) o, per dirla alla Renaud Camus, una federazione di piccole patrie.
    Arrivano tempi di crisi ecologiche (desertificazione delle regioni adriatiche, ad esempio), di aumento delle guerre migratorie, di lavaggio dei cervelli via via più esplicito etc. .
    Come resistere globalmente alla globalizzazione?

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    1. Una rivisitazione contemporanea della civiltà dei Comuni del medioevo italiano, con la volontà di farlo in rete.
      Penso che ci siano problemi ostativi molto gravi: 1 il lavaggio dei cervelli implementato inustrialmente e sistematicamente, gramscianamente, dal sessantotto. 2 l'azione che ha creato generazioni di persone e giovani fragili, incapaci, con attitudini o scarse o adatte a contesti malati, artificiali (essere un esperto (?) di web marketing non servirà a nulla in una società nella quale avrai attentatori suicidi islamici provenienti dalla banlieue oltre alla tangenziale oppure se dovrai insegnarti sul come mangiare qualcosa)

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    2. Da me esistono persone che si bloccano, vanno in cortocircuitazione psichica e fisica per alcune dita di neve, sono felici per mesi di sole e vento, non si sono accorti neppure della savana intorno...

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    3. L'alienazione di Homo all'interno della bolla urbana è cosa effettiva.

      Il terrorismo di stampo islamico è uno dei tanti strumenti all'interno di un grosso coltellino svizzero nelle mani dell'Élite apolide, l'insieme delle grandi famiglie capitaliste.

      L'Élite apolide possiede : fondi illimitati, burocrati e scribacchini a libro-paga, risorse tecnologiche di ultima generazione ( ovviamente non commercializzate tra i plebei ) ...

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    4. Per la somma imbranataggine dei vicini, fecero e fanno assai più fanno l'agio, l'alienazione urbana, le auto, la bambagia, che le castalie cosmopolite, signor Marco.

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