Testata

L'importante non è avere


Editoriale di Eugenio Moschini

L'importante non è avere, ma sottoscrivere

Dimentichiamoci il “possesso”: la subscription economy sta rivoluzionando il mondo.

Il concetto di “proprietà” è stato completamente alterato dalla subscription economy: siamo passati da un modello basato sul possesso di un bene a uno basato sull'accesso. Non abbiamo più un diritto reale, ma uno virtuale. Non abbiamo il “diritto di godere e disporre delle cose in modo pieno ed esclusivo” ma solo l'accesso, limitato al tempo in cui paghiamo il canone di sottoscrizione. In realtà anche quando compriamo contenuti digitali non ne diventiamo proprietari ma “semplici” usufruttuari: sono nostri, ma solo vita natural durante. Quello della subscription economy è un fenomeno inarrestabile: il 21 marzo Zuora ha rilasciato il suo consueto SEI (Subscription Economy Index) in cui viene analizzato lo stato di salute del comparto. E non si può che dire che si tratta di un settore che scoppia di salute: negli ultimi 7 anni le aziende della subscription economy hanno visto le loro vendite crescere del 321%, con un CAGR (il tasso di crescita annuale composto) del 18% [ ... ].

Pc Professionale n. 337 – aprile 2019


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Da 10 anni buoni sono un lettore abitudinario del mensile italiano dedicato alla tecnologia informatica, cui riconosco l'efferata ( e talvolta sgradevole ) lucidità delle analisi.
La prima parte dell'editoriale di aprile, è dedicata alla smaterializzazione della Realtà Concreta in corso d'opera anche nel settore informatico che traina il Mondo Nuovo, nel solco del pauperismo materiale motivato a più riprese nell'Occidente con scuole di pensiero di varia natura e orientamento ma convergenti ad esaltare la condizione immateriale.

Come allineare Spirito e Povertà ?
Il lavoro è diventato “elastico”, la società è “liquida”, l'identità pure, i diritti sono “virtuali” e i beni digitali di cui usufruiremo, progressivamente alleggeriti dei circuiti, avranno un tempo d'uso limitato.


[ ... ] I recenti annunci di Google (con la piattaforma Stadia) e Apple (con Arcade) sembrano confermare che anche il futuro del gaming sarà nello streaming (e nelle subscription). Non saranno più necessarie console o computer, tutta la parte di elaborazione sarà fatta in remoto. Il vero limite del cloud gaming è nell'ampiezza di banda della connessione, e forse la subscription economy avrà un ulteriore balzo in avanti con l'arrivo e la diffusione del 5G [ ... ].
[ ibidem ]


Dopo un approfondimento tecnico-economico e coerentemente con l'orientamento esposto, segue la politica di clouding della Realtà Virtuale videoludica.


[ ... ] Tanto, come ho già scritto più volte, ormai il vero “personal” computer ce l'abbiamo in tasca: lo smartphone.
[ ibidem ]


Chiude l'editoriale il memento del nemico che la stragrande maggioranza di noi tiene in tasca.

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Il risultato dell'interazione tra gli elementi studiati a tavolino ed imposti alla massa come ineluttabile modernità è la progressiva connessione psichica tra Homo e non più Machina, ma Matrix, perché stiamo andando verso la centralizzazione dell'elaborazione in grandi agglomerati di calcolo connessi in tempo reale direttamente alle azioni compiute dagli utenti – termine da revisionare – in ambienti virtuali sempre più suadenti e persuasivi, nei quali gli esseri umani spenderanno quantità di tempo progressivamente crescenti, corroborati da un flusso di dati sempre più potente e veloce – a questo, serve il 5G esecrato da Lorenzo [ 1 ].
Una vera-e-propria tossico-dipendenza tecnologica di cui abbiamo già tanti esempi [ 2 , 3 ... ] e furba, siccome la profilazione degli utenti oggi ci propone i gadget da comprare su Amazon e altri negozi on-line, e domani ci proporrà sogni su misura dai quali la grande maggioranza non vorrà più sloggare per tornare alla cruda materialità del Mondo Concreto, all'esame di Realtà basico consistente nella propria immagine allo specchio, senza filtri migliorativi e ritocchi digitali.

[ ... ]

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1 commento:

  1. Confermo tutto quello che c'è scritto sopra e aggiungo che il fenomeno è molto più ampio e grave del settore dei "servizi".

    In realtà quello che stanno facendo è spossessarci di tutto, della nostra identità e della terra. Il concetto di "cittadinanza", perfino il "nome". Tutto è temporaneo, tutto è "liquido", tutto viene dato IN USO e non è in possesso.

    La gente è condizionata per accettare tutto questo come sinonimo di "modernità" e di "benessere", quando è una forma sofisticata di schiavitù e, in quanto tale, di riduzione dell'Uomo a qualcosa di meno-che-umano.

    Io non possiedo lo scemofono, non possiedo nemmeno la TV, non ho nessun account sui cosiddetti "social network" o "social media" e forzo perfino Youtube in un contenitore separato, per non fargli incrociare i dati con gli altri servizi Google.

    L'unica cosa che per il momento ci salva, relativamente ai cosiddetti "media", è che esistono ancora i PC, dove P sta per "personal" e significa che te li monti come ti pare e che volendo ti puoi inventare il sistema operativo e tutti i programmi da zero. Rimane il problema del firmware ma rispetto all'Apocalisse che vediamo arrivare, sono bruscolini.

    Aneddoto: sono in guerra con la banca che mi vuole obbligare ad usare scemofono e "app". Mi hanno proposto una assicurazione auto, non sapendo che non ho nemmeno l'auto. L'assicurazione richiede l'installazione di una "scatola nera". Gli ho riso in faccia. A parte che non possiedo l'auto, l'ultima cosa che voglio è essere controllato e nello stesso dipendere da una "scatola nera". Fa ridere perché il marketing con cui hanno imposto la "mobilità" contemporanea era quello della "libertà". Libertà di andare in giro ricoperti di aggeggi che guardano, ascoltano, che ti dicono cosa fare e come farlo. Da cui, a parte lo scemofono in tasca, la famosa "auto a guida autonoma". Che naturalmente sarà data in uso previo pagamento di un canone.

    Se ascolti questa trasmissione, sei la resistenza.

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