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Stupidario sì-global # 1





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Per aggiungere buonumore a questo blog, ho deciso di aprire un repertorio delle cagate sì-global più esilaranti che girano nei social net.

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Premesso che entrambi i soggetti palesano una forma di repressione della fisionomia femminile, le testine che hanno preparato e diffuso questa immagine su FB dovrebbero chiedersi, prima di declamare parallelismi asimmetrici : la scelta del velo, per le donne musulmane, è volontaria come per le donne che scelgono di emettere i voti religiosi cristiani ?
Quante suore e monache ci sono nei Paesi occidentali, sul totale della popolazione femminile ?
Quante donne velate ci sono nei Paesi a maggioranza musulmana e nei quartieri etnici musulmani impiantati nei Paesi occidentali, sul totale della popolazione femminile ?






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Altro esempio furbetto : le due ragazze illustrate godono degli stessi diritti, vero ?


{ ringrazio l'amica Bambi [ 1 ] per la doppia segnalazione }.

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8 commenti:

  1. Diciamo che gli stupidi ragionano per slogan e non si aspettano che qualcuno non stia su quel piano, che qualcuno possa entrare nel merito, discernere, contestualizzare.
    Il fatto che molti sinistrati lobotomizzati (non di rado femministi di plastica) paragonino una brutale imposizione "senza se e senza ma" dai veli fino ai sarcofaghi di tela a tutte le femmine mestruate con la scelta diciamo abbastanza libera di alcune zelote cattoliche, per 'sti idioti non fa alcuna differenza.

    Fine dei ragionamenti.

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    1. UomoCoso, uno dei miei soliti argomenti è la faccenda di come la Scuola italiana sia pensata per sfornare analfabeti mentre garantisce un posto a milioni di meridionali, a loro volta analfabeti.

      Oggi leggevo l'ennesimo rapporto OCSE che ci vede abbondantemente sotto la media in ogni voce, dalle conoscenze dei bimbi fino a quelle dei laureati.

      Detto questo, l'argomento del post non è solo il fatto che la gente segue degli stereotipi come robot, è anche che gli mancano le conoscenze, cioè le informazioni e la capacità di elaborarle, che gli permetterebbero di reagire immediatamente alla propaganda.

      Per esempio, quando si parla di "monache" uno dovrebbe conoscere la storia dell'Europa romana, medievale e moderna. Ma siccome nessuno sa una ceppa oppure sa solo quelle quattro fregnacce spacciate dagli insegnanti, col sottofondo di "bella ciao", ecco che si può tranquillamente dire che una carota è uguale ad un treno.

      La cosa veramente spassosa è che tutto questo emana da gente che è convinta di essere moralmente, intellettualmente e culturalmente superiore. Non a caso, perché il dubbio sarebbe devastante.

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    2. Qui, mi sembra, siamo oltre l'ignoranza : ci troviamo di fronte a gente che ha gravi problemi con il mondo concreto, e non riesce a contestualizzare e a dimensionare le entità in gioco.

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    3. Torno a dire. Se tu esisti un un mondo dove la parola "carota" ogni giorno cambia significato a seconda delle direttive del Partito, puoi benissimo sostenere che "carota" è un grande veicolo con le ruote che corre sopra due rotaie. Il giorno dopo "carota" diventa un volatile giallo che fa pio pio.

      Non è che non si riesce a contestualizzare è che il contesto viene ridefinito ogni giorno da Repubblica, Corriere, eccetera.

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    4. Ma infatti, Lorenzo, sei tu che non capisci un cazzo !
      Ad esempio, quella cosa arancione che tu bollisci, tagli e metti nell'insalata, si chiama “treno” !

      ò_____ó

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  2. Non ho idee chiare a proposito, forse ognuno dovrebbe essere libero di vestirsi un po'come gli pare, a me per esempio urtano terribilmente le pelliccie.

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    1. Capisco che la pelliccia, essendo stata prodotta scuoiando e uccidendo [ n ] animali mammiferi, possa dare fastidio a una donna ( noto tra le persone che conosco/ho conosciuto che l'avversione alla pelliccia è soprattutto generata dalla sensibilità femminile );
      ma, coerentemente, dovrebbe farti inorridire una bistecca, i prodotti vari che contengono materiali biologici animali, etc. ...

      A me, urta vedere queste poverine musulmane, ingabbiate in vestiti che le coprono dalla testa ai piedi fin dal primo mestruo, in società moderne narcisiste e goderecce nelle quali i piaceri dei sensi sono continuamente sollecitati, come anche l'egocentrismo;
      poi, dopo tanta repressione della fisionomia, della psicologia e della sessualità inclusa, c'è una fila interminabile di individui musulmani - non solo maschi - che schiodano di brutto e scelgono la strage + martirio ( vedi mio post su ''Brand e vergini del Paradiso'' ), sai che sorpresa.

      ===

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    2. Ah signore, che fatica.
      Se uno lavora in una multinazionale, E' OBBLIGATO a mettersi il completo e la cravatta.
      I vestiti non sono un modo per proteggersi dagli elementi da almeno diecimila anni.
      Invece sono un modo per definire lo "status" della persona che li indossa, che può essere permanente come lo status sociale o temporaneo, come la divisa associata ad una professione.

      I vestiti delle donne islamiche servono a manifestare e marcare il loro status di "creature impure" (si coprono le cose che offendono la vista) e nella uniformità simbolica, di esseri inferiori (tipo Stella di Davide durante il Nazismo).

      Per i poveri mentecatti che tirano in ballo le monache, ripeto, bisognerebbe conoscere la storia. Senza grossi sforzi, ecco come Leonardo rappresenta la Madonna (Madre di Dio) sul finire del '400.
      https://it.wikipedia.org/wiki/Madonna_Dreyfus

      Ed ecco il ritratto di una giovane contemporanea, sempre di Leonardo:
      https://it.wikipedia.org/wiki/Dama_con_l%27ermellino

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