San Galgano
Ma perché devi riportare un profondo disagio ad uno schema politico. La società è il frutto di esperienze millenarie. La politica è anch'essa la sua naturale conseguenza. Il suicidio era assai più presente proprio in società tradizionali ed alveari, prendi il Giappone che considera il suicidio come norma. Ogni paese ha forme pensiero proprie che derivano da come i suoi abitanti nei millenni si sono suicidati e perchè lo hanno fatto. In Svezia ed in Olanda ci si suicidava ancora di più un tempo quando non c'erano le socialdemocrazie che, al contrario, hanno moderato una tradizione da sempre presente. Vogliamo parlare dei suicidi durante il nazismo? E non perché erano nazi ma perché fa parte del loro patrimonio spirituale ancestrale germanico. Non c'entra nulla il tipo di politica con il suicidio, che viene in seconda istanza, sono ben altri i fattori. Io comunque mi limitavo a dire che ognuno è proprietario del suo corpo. Sennò al contrario torniamo alla società della Santa Inquisizione dove il tuo corpo era proprietà del dogma cattolico o al talebanismo dove la donna non decide del proprio destino. Non esiste una reale contrapposizione sul suicidio tra una presunta società liberale ed una tradizionale solidale, che non è mai esistita nei fatti, prima del socialismo. Sono palle. Anche perché darebbe ragione proprio alla società cosiddetta liberale (che ha espresso la socialdemocrazia, ed a noi "kenesiani socialisti", appunto piacerebbe tornasse un po' alla ribalta), in quantità e qualità di morti, inferiori per suicidio rispetto ad un passato idealizzato.
San Galgano
Andando a creare questa polarizzazione indotta e sottesa tra le righe, in modo che possano artificialmente crearsi due fazioni, si evita di parlare di storia, di eutanasia seriamente e di quali possano essere i limiti di una scelta così radicale. Ovvero, fino a dove lo Stato può permettersi di tollerare il gesto estremo, se deve punirlo come succede in alcuni stati autoritari negli Stati Uniti, altri sono più aperti, o nei paesi arabo-musulmani, o se può moderarlo come fece per l'aborto in occidente.
Qual è il limite, se c'è un limite???
Tutti noi istintivamente saremo a favore della vita, soprattutto se si tratta di un minore, ma tutti VOI che sentenziate senza dubbi, siete poi sicuri che reggereste tali sofferenze?
Siete così certi che, facendo a cambio, non sareste i primi a chiedere di morire, piuttosto che continuare a subire un estremo dolore nel martirio, senza potersi curare, o aspettando la maggiore età???
Nel frattempo facciamo un exursus storico, senza darne un giudizio aprioristico e di merito, sui rapporti tra suicidio e società, per scoprire che in realtà, ed a dispetto della vulgata mediatica, un tempo il suicidio era, non solo tollerato, ma faceva parte della cultura antropologica di quel dato popolo, di quella zona geografica, ed era lo specchio fedele di quella data società.
Esempi storici: Nell'Egitto faraonico veniva "concesso" di suicidarsi al colpevole di alto rango che così sfuggiva ad una morte ignomignosa, la Regina Cleopatra si sottrae alla prigionia presso Ottaviano compiendo un suicidio rituale: facendosi mordere dall'aspide=ureo sacro, tramite divino, divinizza la sua persona ascendendo al Pantheon egiziano.
Agli schiavi no, perché erano utili alla CLASSE DOMINANTE, sarebbero dovuti morire di stenti, non perché lo decidevano loro, ma nonostante questo precetto, si suicidavano in massa centinaia di schiavi, ben sapendo la fine che avrebbero fatto in caso contrario.
Nella mitologia nordica Wotan accoglie nel Walhalla soltanto coloro che sono morti violentemente: i guerrieri ed i suicidi, lui stesso suicida: Signore degli Impiccati viene chiamato dalla tradizione dell ' Havannah (pare essersi ucciso in questo modo). Altra tradizione lo vuole suicida (con la sua spada).
Presso i Maya Ixtab, "La Signora della corda" -veniva rappresentata appesa ad un capestro-, era la dea dei suicidi e questi andavano in un paradiso proprio in quanto erano considerati sacri.
La Grecia antica inizialmente pare avere un atteggiamento di ripulsa nei confronti dei suicidi ; il 1 cadavere infatti veniva privato della mano destra e sepolta altrove, mentre il corpo veniva tumulato fuori dalle mura della polis; anche la radice semantica del termine suicidio = AUTOKTONIA mantiene un valore emozionale "forte": la morte di se è simile all'assassinio dei parenti. A Mileto il Senato si oppose ad una epidemia di suicidi di fanciulle e adolescenti perché ritenuti immotivati. I cittadini erano visti come insieme produttivo e spirituale di una microcomunità che non poteva permettersi il lusso di suicidare uomini che potevano servire per ben altro, guerre, schiavi.
Ma per la classe dominante, pur essendo percepito come errore, non era vietato, anzi, in certi casi, era tollerato.
Per contro, a Massalia, se un cittadino riusciva a giustificare la sua scelta di morte gli veniva dato modo di eseguirla a spese dello stato.
In tal modo il problema suicidio viene spostato di ottica: non più se farlo bensì come farlo e con la maggiore dignità possibile.
E' questa la concezione del suicidio che viene tramandata ai Romani i quali introdussero da eclettici quali erano, un contenuto emozionale al gesto suicida: uccidersi non è più male, non esiste alcun tabù relativo alla morte volontaria e questa diviene banco di prova del coraggio e della ''virtus" latina: lo seppuku giapponese nasce da una identica matrice ideologica.
La Bibbia nel Vecchio Testamento non da alcuna condanna del suicidio mentre condanna l'omicidio in Caino ed il sacrificio umano (seppur involontario) Jefte e ben quattro suicidi vengono riportati: Saul ed il suo scudiero, Sansone, Abimeloch e Achitofel. Il Nuovo Testamento riporta il suicidio di Giuda Iscariote, ma l'ottica è ambigua o quanto meno si presta ad una interpretazione opposta a quella data dai commentatori posteriori: il Gesto di Giuda viene visto come una catarsi che si esplica nel gesto definitivo alla ricerca di un riscatto al vero gesto, omicida: il tradimento di Cristo; sarà soltanto dopo il IV secolo d.C. che la Chiesa condannerà il suicidio.
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